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La cucina è molto più di ciò che finisce nel piatto, è storia, identità, memoria. Attraverso il cibo si possono leggere le abitudini di un popolo, le sue condizioni di vita, le differenze sociali, il rapporto con la natura. Oggi, mentre si parla sempre più spesso di alimentazione sana e sostenibile, guardare al passato diventa un modo per ritrovare equilibrio e consapevolezza.

È da questa prospettiva che nasce il lavoro di Marcella Loddo, giovane insegnante, autrice del libro Il segreto della cucina medievale sarda; storia, ricette e benessere, un volume che intreccia ricerca storica, cultura alimentare e riflessione sul presente.

Marcella Loddo ha 31 anni, ha studiato Scienze della Formazione Primaria e oggi insegna italiano agli stranieri. Accanto al lavoro educativo, coltiva una passione autentica per la cucina, vissuta come gesto quotidiano di cura. Cucina spesso e predilige un’alimentazione sana, equilibrata orientata più alla qualità che alla quantità.

Ama sperimentare, assaggiare, unire tradizione e creatività. Sa apprezzare una carbonara fatta come si deve, ma privilegia piatti più leggeri e nutrienti. Il suo preferito è uno spaghetto integrale – meglio se di grano saraceno – con curcuma, cozze e pomodorini. Niente sale, perché bastano le cozze, poi olio a crudo, limone e peperoncino. Anche i dolci hanno il loro spazio, purché con misura per raggiungere un obbiettivo semplice: la nutrizione consapevole.

La passione per la cucina sarda, però, nasce in ambito accademico. Durante la tesi di laurea, Marcella si imbatte nella storia dell’alimentazione medievale in Sardegna e ne rimane affascinata. Da quella ricerca prende forma un lavoro più ampio, rigoroso, che diventa un libro autopubblicato.

Il segreto della cucina medievale sarda; storia, ricette, benessere, non è un ricettario nel senso classico del termine, anche se al suo interno sono presenti diverse ricette. È soprattutto uno studio approfondito del Medioevo sardo, dall’inizio alla fine passando per l’organizzazione dei giudicati. Si evidenziano le differenze tra classi sociali, il modo di vivere e quello di nutrirsi. L’alimentazione viene analizzata in modo dettagliato, alimento per alimento, con grande attenzione alle fonti storiche.

Nel Medioevo, spiega l’autrice, l’alimentazione era semplice e frugale, strettamente legata a ciò che la terra offriva. Non esistevano conservanti, ma nemmeno le conoscenze igienico-sanitarie di oggi. Alcuni cibi erano veri e propri simboli di status sociale. La frutta fresca e il pane bianco erano riservati ai più abbienti, spesso ai monasteri, mentre il pane nero era destinato ai più poveri. Un ribaltamento curioso se si pensa al presente, dove i prodotti integrali sono diventati sinonimo di qualità e, spesso, di costo elevato.

Nella sua fatica letteraria, Marcella mette a confronto l’alimentazione medievale con le attuali linee guida del CREA, mostrando come molti principi del passato – varietà, stagionalità, semplicità – siano sorprendentemente vicini alle raccomandazioni nutrizionali moderne.

Il suo lavoro è un invito a guardare indietro senza idealizzare, ma con intelligenza critica.

Il Medioevo, spesso descritto come un’epoca di “secoli bui”, rivela invece una luce inattesa anche in ambito culinario, una tradizione che non si è mai davvero spenta e che arriva fino ai giorni nostri.

Perché, come emerge chiaramente dalle pagine del libro, la storia evolve, la ricerca avanza, ma il valore della nostra identità culturale resta. E la cucina, ancora una volta, si conferma uno dei modi più autentici per raccontarla.

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Eridion Gjetja

Albanese di nascita ma sardo d’adozione, da molti anni vive a Cagliari dove si è laureato in Storia e Società. Giornalista, (albo stranieri) da sempre affascinato dalle cronache del passato, ama il mare, la scrittura, ma soprattutto il buon cibo. Dal 2018 collabora con il quotidiano albanese Koha Jonë con l’intento di raccontare la Sardegna ai loro lettori.
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