Christmas pudding o Panettone?

9-12-2023 | News Home

Il primo of course… Almeno secondo il food editor del The Times, Tony Tunrbull, che così risponde ad alcuni dati statistici che confermano una crescita delle vendite dell’italianissimo dolce natalizio in terra d’Albione.

Il famoso esperto sostiene che il nostro panettone sia una sorta di “mappazzone”, per dirla alla Barbieri. Troppo dolce, troppo cotto e molto spesso utilizzato come regalo da sbolognare al primo malcapitato in mancanza di idee. Sottolinea inoltre, che molti inglesi, preparano ancora il Christmas Pudding originale (non abbiamo motivo di dubitarne, ci mancherebbe).

Il simpatico buontempone suggerisce anche l’unico modo, a suo dire, ottimale per utilizzare l’odiato lievitato. Usarlo per un bel pudding quando ormai la sua shelf life giunge al termine.

La notizia è riportata da tutte le testate giornalistiche del Belpaese, che indignate gridano allo scandalo.
E, immediata, é anche la levata di scudi dei più famosi pasticceri italiani in difesa del famosissimo dolce natalizio.

Tutti i pluripremiati maestri lievitisti, Massari in testa, hanno sottolineato la poca credibilità di queste affermazioni.
A sentire gli esperti del settore il “busillis” starebbe nella scarsa conoscenza del vero panettone artigianale da parte di Turnbull e nella sua dimestichezza, al più, con i prodotti industriali da GDO.

Non sapremo mai quando gli inglesi, famosi per il loro humor, scherzano e quando invece sono seri nelle loro affermazioni.
Certo è, che il nostro caro food editor, molto probabilmente non è a conoscenza della miriade di classifiche, campionati e premi che da qualche anno ha invaso lo stivale da nord a sud.

Chissà, sempre secondo il suo humor britannico, cosa penserebbe al riguardo.

 

Panettone_Don-Peppinu-1

Una voce fuori dal coro, che discerne l’argomento in modo meticoloso, in virtù della sua lunga esperienza nel settore, è quella di Peppe Flamingo, CEO e fondatore del marchio Don Peppinu. Che oltre a produrre il vero gelato artigianale siciliano, si dedica ormai da diversi anni ai panettoni. Dei quali cura, oserei dire in modo maniacale, tutto il processo produttivo. A partire dagli ingredienti di filiera siciliana, fino alla lavorazione, con ben 36 ore di lenta lievitazione naturale. Tradizione autentica e innovazione in perfetto equilibrio che testimoniano la sua filosofia: “buono non è abbastanza”.

In merito all’articolo del The Times, Peppe Flamingo dichiara:

– Ma Tony Tunrbull, ha davvero tutti i torti?
Prima di indossare il tricolore al petto (e anche agli occhi) vorrei analizzare bene quanto affermato dal giornalista.

Lui parla di un mappazzone dolce senza amore e sapore, e se penso ai grandissimi lievitati che alcuni di noi in Italia portiamo avanti da anni, non posso che inorridire anche io.

Però se per un attimo mi tolgo la benda patriottica dagli occhi e comincio a pensare alle mie centinaia di degustazioni, quasi quasi comincio a comprenderlo.

Un grande lievitato dovrebbe essere fatto con lievito madre fresco, ingredienti agricoli e con canditi artigianali realizzati da frutta fresca… Ma siamo sicuri che tutti gli artigiani li facciano così? La verità è che purtroppo la maggior parte delle attività non sa gestire un lievito madre e non ha idea di come si candisce un frutto.

Sono assemblatori che usano mix di farine industriali con lievito madre in polvere spinto da lieviti di birra, canditi strapieni di zucchero e chimica, pagati un euro al kg e una struttura che più che un panettone ricorda un pancarrè.

E spesse volte non basta neanche affidarsi ai grandi nomi da 50€ al kg, per mettersi al riparo da certi prodotti mediocri. Visto che, spesse volte, anche chef stellati o pasticceri star, per agevolare il lavoro usano semilavorati, se non addirittura non li sponsorizzano!

Ecco che in un contesto del genere, non mi sento di condannare in toto chi giudica in questo modo il panettone. Perché probabilmente la sua esperienza l’ha portato ad assaggiare prodotti mainstream famosi ma non eccellenti, che in effetti sono così.

Ma quindi se noi stessi da italiani non rispettiamo le nostre tradizioni, come possiamo indignarci se uno straniero non le coglie? –

 

Anna Orlando Direttore Responsabile

Calabro-lucana di nascita, campana di adozione. Dopo una laurea in Giurisprudenza e molti anni di professione forense, finalmente realizza un (uno dei tanti) sogno nel cassetto e diventa giornalista pubblicista. La passione per il cibo e le collaborazioni degli ultimi anni fanno il resto.