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Cagliari si è svegliata ancora una volta con quel respiro sospeso che accompagna da secoli la Festa di Sant’Efisio, e anche quest’anno, nonostante tutto, quel cammino è iniziato.

Un’emozione più vicina e più umana

Vederlo così vicino, portato a spalla dai confratelli, dellArciconfraternita del Gonfalone di Sant’Efisio Martire, senza la teca, esposto agli sguardi e alle preghiere, ha generato qualcosa di profondamente intimo, quasi fragile, sicuramente autentico. In quel gesto c’è la misura di una devozione che si adatta e continua a vivere attraverso le generazioni di fedeli.

Eppure è impossibile non avvertire un senso di mancanza. I buoi non sono solo parte della processione, sono memoria, ritmo, identità, sono quel passo lento che apre la strada e dà respiro a tutto il resto. La loro assenza si sente, e non è solo una questione estetica o folklore.

Le contraddizioni di una situazione complessa

Fa male perché dietro questa assenza c’è una situazione complessa, che ancora una volta ricade su chi lavora la terra e vive di allevamento. Fa male perché, al di là delle necessarie precauzioni sanitarie, resta difficile comprendere perché non si sia riusciti a trovare una soluzione equilibrata. Soprattutto quando esistono realtà sane, controllate, pronte a partecipare in sicurezza.

Un settore esposto e diviso

Allo stesso tempo, dispiace assistere all’ennesimo scenario in cui il mondo del settore primario si trova esposto, diviso, talvolta anche strumentalizzato. In un momento che dovrebbe unire, emergono invece tensioni, incomprensioni e dinamiche che rischiano di indebolire ulteriormente un comparto già fragile.

Non è questa la sede per alimentare polemiche dure. Piuttosto è il momento per fermarsi a riflettere su quanto sia delicato l’equilibrio tra tutela sanitaria, rispetto delle tradizioni e salvaguardia del lavoro di tanti allevatori che ogni giorno tengono in piedi un pezzo fondamentale della nostra economia e della nostra identità.

La forza delle tradizioni vive

Sant’Efisio, però, cammina lo stesso, lo ha fatto nei momenti più difficili della storia e continua a farlo oggi. Questo è forse il messaggio più potente e dimostra che le tradizioni vive non si spezzano, ma trovano nuove strade.

Resta la bellezza di una comunità che non manca all’appuntamento, resta l’emozione di uno sguardo più vicino al Santo. Resta però anche una domanda che merita risposte, perché proteggere ciò che siamo significa anche difendere chi, quella tradizione, la rende possibile ogni giorno.

E mentre il voto si avvia verso il suo compimento, tra fede e partecipazione, rimane il desiderio che si possa tornare presto a un equilibrio più giusto. Un equilibrio capace di tenere insieme devozione, buon senso e rispetto per il lavoro.

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Sara Sanna

Caporedattore
Sarda, scrive da sempre di enogastronomia, da qualche anno in modo professionale. La passione per questi argomenti è una eredità preziosa della sua famiglia dove le tradizioni culturali si sono radicate in simbiosi col piacere di condividere e di godere della scoperta del buon cibo.
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