Restaurant Club Dracula, Sovata, Transilvania. Le esperienze gastronomiche di Giulia Bianco

28-07-2023 | Mangiamoci su, Ristoranti

 

Tappa Nr. 1 Restaurant Club Dracula, Sovata, Transilvania

È una tranquilla mattina di luglio quando sul telefono compaiono il nome e lo squillo del mio caporedattore: “Giulia, verresti nel mio ufficio appena puoi?”. Fisso lo schermo perplessa. Di solito Sara si limita a intimare: “Qui. Subito”.

Stavolta la fregatura dev’essere grossa. Le novità puoi anche aspettartele, ma non riesci mai a prepararti all’impatto: “Scriverai una rubrica sui ristoranti più strani del mondo. Ogni sera uno. Parti oggi.”

Strani? Che significa strani? Io ho gusti difficili, non mi piace mai niente. “Ovviamente assaggerai tutto, costi quello che costi.”

Questo proprio no, adesso vado dal Direttore e pianto un casino. E poi stasera io ho da fare.

Sulla porta del Direttore c’è luce rossa. Sotto qualcuno ha scritto “Anna po’ esse piuma e po’ esse ferro. Occhio che stamattina era ferro”. Tre ore dopo sono in volo per la Transilvania.

Dopo due ore di volo per Bucarest, ci si mette comodamente in auto e dopo appena (si fa per dire) 5 ore di viaggio si arriva freschi e riposati nei pressi del lago Ursu, dove sorge il Restaurant Club Dracula.

“Come mai tutto qui sembra grondare sangue?” Il mio vicino di tavolo sogghigna, spero per il mio improvvisato accento rumeno. Tutto intorno vedo passare porzioni decisamente generose di maiale e vitello e formaggio e patate e poi gelati sommersi da un denso sciroppo bruno. Mi aspetto che tutti bevano inquietanti bicchieri di liquido rosso, invece è soprattutto la birra a scorrere a fiumi.

Nel regno di Vlad qualcuno azzarda perfino una trota al forno. Mi guardo attorno dalla terrazza, godendomi la splendida vista sul lago. Chiedo a un passante a che ora chiude il ristorante: “Il locale è aperto dal tramonto all’alba”.

Forse ho capito male, parlo poco la lingua. Comunque ho un brivido, anche se non so perché. Sta arrivando la mezzanotte, nel locale c’è musica, e clienti, molti clienti sparsi un po’ ovunque. Sul mio tavolo, piatti colmi di aglio, che ho impedito ai camerieri di portare via.

Attendo da un momento all’altro le grida delle prime vittime, anche se la serata sembra piacevole e fresca. La pelle di volpe appesa sulla parete (rossa anch’essa) sembra voglia saltare via da un momento all’altro.

Cerco di non pensarci e, per iniziare, ordino il Piatto di Dracula (abbondante per una persona, meglio prenderlo in due). Un’ampia scodella in terracotta smaltata con pezzi di carne di maiale in umido e patate, abbondante intingolo e una generosa spolverata di coriandolo, e poi, una salsiccia piccante, un cordon bleu ben cotto, croccante al punto giusto ed infine formaggio fuso con patatine fritte eccellenti. Ad accompagnare il tutto, riso bollito e insalata di cavolo.

Si, dovevo portare un amico, ora ne sono certa.

Vedo passare un grande piatto ovale con adagiato un coniglio, o forse uno scoiattolo porchettato, rivestito di prosciutto e servito con una mela cotta e insalata. In preda all’esaltazione culinaria sono tentata di prenderlo, ma poi penso che sia meglio non sfidare ulteriormente la sorte. Ho scelto di non fare nessuna foto per lasciare che sia la vostra immaginazione a regalarvi questa deliziosa immagine.

Al Restaurant Club Dracula ho mangiato bene e ho riempito un blocchetto di appunti: è ora di scappare, prima che a qualcuno spuntino i canini.

Il conto non è eccessivo, forse perché sono stata alla larga dal vino rosso. Esco dal locale, fissando il cielo con sospetto. Una falce di luna ma nessun pipistrello. Il cellulare si illumina: “Perché sei andata via prima di mezzanotte?” Il capo sa sempre tutto.

Corro in albergo senza rispondere, ho un pezzo da scrivere e poi domattina sarò nuovamente in volo verso uno sconosciuto ristorante. Mi hanno detto di prepararmi per un lungo viaggio, ma che significa? Non vorranno spedirmi all’altro capo dell’universo? La cucina molecolare non mi convince… Vi tengo aggiornati

La vostra Giulia Bianco

 

“Questa è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi ed eventi narrati sono il frutto dell’estro dell’autore o sono usati in maniera fittizia. Qualsiasi somiglianza con persone reali, viventi o defunte, eventi o luoghi esistenti è da ritenersi puramente casuale.”

 

Giulia Bianco

Scrive di cibo per passione e viaggia oltre i confini conosciuti, per scoprire nuovi mondi dai sapori sorprendenti e raccontarli ai nostri lettori.