Pomodama i pomodorini di Collina, intervista a Marianna D’Auria

30-07-2023 | Bio e Veg, News Home

 

 

Cambiamenti climatici e agricoltura: la parola ai piccoli produttori.

Il cambiamento climatico sta coinvolgendo il pianeta Terra con risvolti negativi, a volte disastrosi, sulla nostra agricoltura.
Il grido d’allarme arriva in modo trasversale da tutto il mondo delle produzioni agricole, perché non c’è ramo di questo settore, ormai fondamento per l’economia, a non essere interessato da questo problema.

Per questo motivo è necessario dare voce in particolar modo ai piccoli produttori, che a tutt’oggi svolgono il doppio ruolo di tutori della qualità e dell’ambiente.

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Abbiamo sentito Marianna D’Auria, fondatrice e volto del marchio “Dama”, produttrice di pomodori di altissima qualità sulle colline di Castellammare di Stabia.

Marianna D’Auria, con buona dose di determinazione, fonda, infatti, l’azienda Dama nel 2015, oggi a regime biologico, per portare avanti le tradizioni di famiglia, tramandando il lavoro svolto dai nonni, coloni nei campi della Reggia di Quisisana, residenza estiva dei Borbone, incastonata tra il mare del Golfo di Napoli, il Vesuvio e i Monti Lattari, in un punto strategico, porta effettiva della costiera Sorrentina.

Coltiva ancora oggi l’antico pomodoro di collina che i suoi nonni hanno curato per anni, tipologia “lampadina” rientrando di diritto tra le produzioni di nicchia che, in particolare nel nostro sud, aiutando a riscoprire e tutelare le tradizioni del passato, sostengono una economia altrimenti in pericolosa discesa.

Marianna, prima della pandemia abbiamo avuto più occasioni per raccontare il tuo prodotto e la tua zona. Cosa è cambiato da allora?

Dopo la pandemia la richiesta dei mei prodotti è aumentata tanto da non consentirmi sempre di far fronte a tutte le richieste, nonostante la gamma che proponiamo sia stata ampliata. Ovviamente lavoriamo solo secondo stagionalità e solo ed esclusivamente i prodotti della nostra terra.

Hai introdotto delle novità nelle tue produzioni?

Cerchiamo di migliorare costantemente la qualità dei nostri prodotti, anche grazie al lavoro del nostro agronomo Vincenzo Coppola, specializzato in metodologie e coltivazioni biologiche, non ragionando mai in termini di quantità.

Facciamo tutto ciò che ci consente di conservare e migliorare naturalmente la fertilità dei nostri terreni, mediante sovesci e rotazioni. In inverno coltiviamo verdure e ortaggi che favoriscono naturalmente la fertilizzazione dei campi.
Se poi ti riferisci anche ai prodotti, abbiamo aggiunto le creme di zucca e, grazie ai nostri bellissimi limoni, oggi produciamo anche il limoncello.

I tuoi prodotti sono ancora i preferiti di tanti chef e di cucine stellate?

Il nostro canale di distribuzione è sempre rivolto a ristoranti stellati, pizzerie gourmet e tutta quella serie di locali particolarmente attenti alla qualità degli ingredienti.

È difficile trovare i nostri prodotti nella GDO, sia per un discorso di quantità, che non ci consentirebbe di garantire numeri così elevati, che per un discorso di costi. Noi produciamo in pieno campo, nel rispetto della stagionalità e seguendo, come già detto, tutta una serie di regole per la tutela delle coltivazioni. Questo non consente di commercializzare con prezzi da grande distribuzione.

Purtroppo in questi ultimi tempi stiamo subendo le pesanti conseguenze del cambiamento climatico. Cosa sta succedendo in pratica sul campo?

Noi, in realtà, abbiamo avvertito il cambiamento climatico almeno da 4 o 5 anni. Lo scorso anno è stato particolarmente siccitoso, provocando la perdita di una percentuale di prodotto. Quest’ultimo periodo, è ancora più siccitoso ma i mesi di maggio e giugno hanno visto una quantità di precipitazioni fuori dal normale, con una alternanza di situazioni metereologiche diverse nell’arco della stessa giornata.

Si è passati da mattine soleggiate a pomeriggi con fenomeni temporaleschi, situazione che ha determinato un notevole stress per le piante. Avremo una prodizione più tardiva a causa di questo, e una bassa resa dovuta invece al caldo anomalo delle ultime settimane. Il nostro tipo di pomodoro non prevede irrigazione di soccorso, quindi il grande calore, abbinato agli alti tassi di umidità nuoce gravemente alle piante.

Purtroppo questa situazione, che in tanti, oltre a noi, stanno soffrendo, sembra destinata a peggiorare di anno in anno. Sarebbe necessaria una inversione di tendenza nei metodi di coltivazione anche da parte delle grandi aziende che dovrebbero puntare su una agricoltura più sostenibile per l’ambiente.

In tanti parlano di sostenibilità ma nella pratica si continua a investire piuttosto nella cementificazione, si tagliano alberi, si incrementa l’uso di mezzi di trasporto inquinanti, senza alcun tentativo reale di tutela dell’ambiente e dell’aria che respiriamo in primis.

Come andrà questa stagione, se si può fare una previsione? E soprattutto come vedi il futuro dell’agricoltura, vera colonna portante della nostra economia, nei prossimi anni?

Di questo passo l’agricoltura delle nostre piccole aziende diventerà un extralusso, perché le rese si sono abbassate e i costi aumentano costantemente. Sarà sempre più difficile reperire prodotti stagionali di qualità elevata e soprattutto garantita.

Noi nel nostro piccolo proviamo a preservare la nostra zona che è collinare, sottratta per la stessa morfologia del territorio, al grande traffico, e fortunatamente dotata ancora di aria buona.

Anche i nostri rari interventi sulle piante, vengono realizzati quando è strettamente necessario, e con prodotti specifici studiati per preservare l’ambiente circostante.

Il cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti. Gli ultimi due anni in Italia hanno visto l’alternarsi di periodi caldissimi a tempeste di tipo tropicale e questo deve farci necessariamente fermare per riflettere.

Ci stiamo tropicalizzando e questa situazione non è positiva per la nostra agricoltura, per il nostro tipo di prodotti. Le nostre coltivazioni non potranno reggere per troppo tempo questa condizione ambientale.

Non si può continuare a far finta di niente, bisogna intervenire, perché altrimenti le produzioni delle piccole imprese, rischiano di diminuire sempre di più a discapito, non solo nostro, ma anche dei clienti che, come si diceva prima, per fare la spesa in modo sostenibile, dovranno sostenere gli elevati costi di cui il nostro lavoro necessita.

Reperire prodotti freschi e di stagione sarà sempre più difficile e costoso, quindi sempre meno accessibile a tutti, con gravi ricadute anche sulla salute del consumatore finale.

Crediti foto Alessandra Farinelli

 

Anna Orlando Direttore Responsabile

Calabro-lucana di nascita, campana di adozione. Dopo una laurea in Giurisprudenza e molti anni di professione forense, finalmente realizza un (uno dei tanti) sogno nel cassetto e diventa giornalista pubblicista. La passione per il cibo e le collaborazioni degli ultimi anni fanno il resto.