L’Antica Pizzeria Da Michele conquista Bologna

27-11-2023 | Mangiamoci su, Pizzerie

 

Vedi Napoli e poi muori recitava Goethe, dopo un suo lungo viaggio in Italia, colpito dal calore del popolo partenopeo e dalla bellezza della città.

Grazie all’Antica Pizzeria da Michele, la classica pizza napoletana raggiunge tutte le parti del mondo, e non è difficile incappare in una, essendo ormai più di 40.

Dopo averla provata una volta, diventa una certezza alla quale è difficile rinunciare. Così che addentato il primo boccone di salsiccia e friarielli qualcuno esclama: – Dopo aver provato la pizza di “Michele”, dopo ha poco senso andare nelle altre. –
A Firenze come a Roma, a Bologna come a Napoli.

A Bologna, in Piazza San Martino, ci accoglie Matteo il responsabile di sala. Nessuna prenotazione, all’Antica Pizzeria da Michele devi andare con la voglia e la determinazione di chi non può fare a meno di gustare la pizza di Napoli.

Sincera, con pochi fronzoli, lasciata lievitare con pazienza, sottile e fragrante così che la pasta accompagni, e faccia da contenitore ai pochi selezionati ingredienti che non si discostano dalla tradizione. Perché la vera pizza è questa. Il pomodoro, il fiordilatte, la farina, l’immancabile basilico che va oltre la semplice decorazione.

Grande, molto grande, straborda dal piatto, la tagli con le mani e la mangi con le mani. Nessun galateo, nessun limite se non la voglia di sentire il perfetto connubio di ingredienti sciogliersi in bocca e liberare un piacere intenso che in quel preciso momento creerà un ricordo indelebile.

Ma torniamo ai ragazzi, tutti giovani, sorridenti, accoglienti, veloci. Ben 4 pizzaioli davanti al bellissimo forno, altrettanto il personale di sala che si prodiga di attenzioni.

Ci fanno scegliere il tavolo che preferiamo e grazie al QRcode abbiamo in un attimo, davanti agli occhi, la selezione. Poche, è vero, giusto qualche divagazione, ma ripeto, la pizza di Michele è essenzialità, basta a sé stessa, il resto è qualcos’altro.

Chiedo il menù cartaceo, e ordino la mia preferita. Una Margherita fumante arriva davvero dopo pochi minuti. Chiacchiere, sorrisi, un buon numero di clienti nonostante il freddo lunedì sera Bolognese. Ci si sente a proprio agio, e si rimane perfettamente soddisfatti dalle dimensioni generose ma non invadenti.

Faccio una chiacchierata con Guglielmo Torre, uno dei sei soci che insieme hanno inaugurato ben tre pizzerie Da Michele in The Word.

La scelta di aprire a Bologna arriva dopo l’esperienza fatta un anno e mezzo fa a Firenze, che ha dato loro la giusta preparazione per far sì che la gestione di Bologna fosse più semplice e lineare. Infatti, mi conferma che tutto è andato bene e continua a funzionare, tanto che, di recente è nata una nuova “Da Michele” a Trieste.

La formula è sempre la stessa, poche pizze, ingredienti selezionati che garantiscono la qualità, la formazione attenta dei pizzaioli.

Il loro legame al marchio li ha fatti diventati una grande famiglia. La brigata è ampia, 20 dipendenti a pieno regime che garantiscono una gestione impeccabile sette giorni su sette, l’orario continuato e persino il servizio di asporto.

Guglielmo orgogliosamente mi racconta che tutto quanto si consuma nella pizzeria “Da Michele” arriva da Napoli. E che la scelta di non proporre antipasti è per lui doverosa affinché il cliente possa assaporare la pizza e gustarla fino all’ultimo boccone.

A conclusione della serata non può mancare un dolce tradizionale. E per superare l’eterna incertezza tra sfogliatella frolla o riccia, il menù propone anche il Babà, la Delizia al Limone, i Boccaccielli e gli immancabili nodini fritti.

Dal 1930 il mondo di Michele delle origini, dai vicoli di Forcella, grazie alla Famiglia Condurro, è adesso un fenomeno mondiale che continua a crescere e a trasmettere il messaggio coerente partito da quello che gli esperti definiscono “II Tempio sacro della pizza”. La tradizione che dona le basi ma che si evolve con i tempi.

 

Sara Sanna Caporedattore

Sarda, scrive da sempre di enogastronomia, da qualche anno in modo professionale. La passione per questi argomenti è una eredità preziosa della sua famiglia. Dove le tradizioni culturali si sono radicate in simbiosi col piacere di condividere e di godere della scoperta del buon cibo.