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Il racconto della cooperativa si intreccia con la nuova puntata di Dimmi un PO’d CAST dedicata alla laguna di Tortolì

La laguna di Tortolì si configura come un sistema stratificato in cui fattori ambientali, pratiche produttive e trasformazioni storiche si influenzano reciprocamente, incidendo in modo diretto sull’organizzazione del lavoro e sulle scelte strategiche. Comprenderla significa quindi andare oltre la dimensione produttiva e osservare come, nel tempo, abbia imposto adattamenti continui e ridefinizioni del modello operativo.

È su questo assetto complesso che si concentra la nuova puntata di Dimmi un PO’d CAST, attraverso le voci di Donatella Contu, vicepresidente della Cooperativa Pescatori di Tortolì, e Mattia Pastrello, responsabile della comunicazione.

In questo quadro si inserisce Tortolì, lungo la costa centro-orientale della Sardegna, dove la laguna ha assunto nel corso dei secoli il ruolo di infrastruttura naturale e culturale. Le fonti storiche attestano già nel 1316 la presenza di attività legate alla pesca e alla lavorazione della bottarga, delineando una continuità produttiva rara per profondità temporale. Su queste basi, nel 1944 nasce la cooperativa, che nel tempo ha consolidato un modello capace di evolversi senza perdere coerenza con il proprio contesto.

Oggi la Cooperativa Pescatori di Tortolì si presenta come un sistema articolato che integra pesca lagunare, acquacoltura, mitilicoltura, ostricoltura e trasformazione, affiancando a queste attività anche percorsi didattici e proposte di accoglienza. Ne emerge un modello che tiene insieme produzione, ricerca e divulgazione, mantenendo un dialogo costante con il territorio e con le istituzioni.

Nel corso della conversazione, viene sottolineato come la dimensione storica non sia un elemento accessorio, bensì una componente strutturale del lavoro quotidiano. «È la nostra base», spiegano all’unisono Donatella e Mattia, «noi pescatori, ci sentiamo i custodi della laguna». Un’affermazione che sintetizza un approccio preciso, in cui la tradizione orienta le scelte e definisce i limiti entro cui introdurre innovazione, in un metodo che non può prescindere dal rispetto della biodiversità lagunare, rispettando i tempi dell’ecosistema.

Negli anni, tuttavia, l’equilibrio della laguna è stato messo alla prova da interventi antropici e cambiamenti climatici. La chiusura dei canali naturali, la riduzione delle piogge, l’aumento della salinità hanno modificato profondamente le condizioni ambientali. Di fronte a queste trasformazioni, la cooperativa ha scelto di adattarsi, ridefinendo progressivamente il proprio modello produttivo.

È così che alla pesca tradizionale si sono affiancate nuove attività. Prima la mitilicoltura, poi l’ostricoltura, introdotta come risposta a condizioni sempre meno favorevoli per altre specie. Un percorso che non è stato lineare, ma costruito per tentativi, osservazioni e correzioni continue. «È una lotta costante», racconta Donatella, «ma i pescatori della laguna hanno sempre saputo reagire, ridefinendo il proprio lavoro».

L’adattamento non riguarda solo le specie allevate, ma anche l’intero sistema produttivo. L’arrivo di predatori mai presenti prima, come barracuda e pesci serra, o la diffusione del granchio blu, hanno inciso in modo significativo sulla disponibilità delle risorse. In questo contesto, la trasformazione è diventata uno strumento strategico, non solo per valorizzare il prodotto, ma per garantirne sostenibilità economica.

Sono nate così nuove linee, dai sughi ai prodotti affumicati, fino alle preparazioni più elaborate. Non si tratta di una semplice diversificazione commerciale, ma di una risposta diretta alle criticità. «Quando arriva una specie invasiva che crea danno, devi trasformarla in risorsa», spiegano. Una logica che ha portato, ad esempio, alla creazione di una filiera legata proprio al granchio blu.

Allo stesso tempo, la bottarga continua a rappresentare uno degli elementi più identitari. La sua produzione resta ancorata a pratiche tradizionali, con tempi lunghi e processi manuali. «Per noi servono almeno due settimane», sottolinea Donatella, evidenziando la scelta precisa di privilegiare la qualità rispetto alla velocità di lavorazione. Anche in questo caso, la distinzione tra diverse linee di prodotto risponde a una logica di trasparenza e riconoscibilità.

Il valore della materia prima, tuttavia, non è separabile dal contesto in cui si sviluppa. Come sottolinea Mattia Pastrello, il profilo aromatico della bottarga è direttamente influenzato dall’ecosistema lagunare, dalla salinità dell’acqua e dall’alimentazione del pesce. Un elemento che rafforza il legame tra prodotto e territorio, rendendo ogni produzione unica.

Accanto alla dimensione produttiva, la cooperativa ha sviluppato negli anni un articolato sistema di attività esperienziali. L’ittiturismo, l’Oyster Bar, i percorsi in laguna, rappresentano una forma di apertura verso l’esterno che non snatura il lavoro, ma, al contrario lo rende più accessibile. I visitatori vengono coinvolti direttamente nelle attività, entrano in acqua, osservano e partecipano attivamente.

Non è solo un’esperienza turistica, ma un processo di educazione ambientale. «Lavoriamo molto con le scuole», racconta Donatella, «per far capire l’importanza dell’ecosistema». Dai bambini delle materne agli studenti universitari, la laguna diventa uno spazio didattico in cui si costruisce consapevolezza. Un investimento che guarda al futuro, in un settore che necessita di ricambio generazionale.

In questo percorso, la ricerca scientifica svolge un ruolo fondamentale. Le collaborazioni con enti come Agris e con università italiane e internazionali contribuiscono a monitorare l’ecosistema e a sviluppare soluzioni innovative. Dalla riproduzione del cefalo da bottarga ai progetti di riutilizzo dei gusci d’ostrica, emerge una visione in cui produzione e ricerca procedono insieme.

Proprio l’ostrica rappresenta uno degli esempi più significativi di questa evoluzione. Oltre al valore gastronomico, viene riconosciuta come elemento attivo nella rigenerazione dell’ambiente marino. Non a caso è stata definita “custode del mare”, per la sua capacità di filtrare l’acqua e favorire la biodiversità. Su questa base si sviluppano nuove idee, anche in ambito gastronomico, con prodotti innovativi pensati per la ristorazione contemporanea.

In parallelo, cresce il ruolo della comunicazione. Raccontare una realtà così articolata non è semplice, ma rappresenta una necessità. Mattia, individua nella coerenza il principio guida: «Il marketing più efficace è dire la verità, nel modo giusto». Una sintesi che restituisce l’approccio adottato dalla cooperativa, orientato a una narrazione autentica, capace di rendere comprensibile la complessità senza semplificarla.

Ne emerge il ritratto di una realtà che ha fatto dell’adattamento una competenza strutturale. Un sistema che si muove tra continuità e cambiamento, mantenendo al centro la laguna come spazio produttivo, culturale e sociale. La puntata di Dimmi un PO’d CAST restituisce così una testimonianza concreta di come sia possibile costruire modelli sostenibili a partire da radici profonde, trasformando le criticità in occasioni di sviluppo e mantenendo saldo il rapporto con il territorio.

crediti foto Cooperativa Pescatori di Tortolì

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Sara Sanna

Caporedattore
Sarda, scrive da sempre di enogastronomia, da qualche anno in modo professionale. La passione per questi argomenti è una eredità preziosa della sua famiglia dove le tradizioni culturali si sono radicate in simbiosi col piacere di condividere e di godere della scoperta del buon cibo.
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