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Di Domenico Capogrossi

10 Maggio 2026

Di Domenico Capogrossi

10 Maggio 2026

Da domenica 12 a mercoledì 15 aprile Veronafiere ha ospitato il 58° Vinitaly, Salone Internazionale del Vino e dei Distillati che dal 1967 costituisce il punto di riferimento mondiale per il vino italiano.

L’edizione di quest’anno si è svolta in un momento decisamente complicato per il mercato globale del vino, per cui, prima di dire della Fiera, può essere utile fare il punto della situazione esaminando brevemente i temi cruciali.

Il comparto vitivinicolo italiano e l’export

La filiera vitivinicola italiana conta circa 300.000 aziende agricole – per una superficie vitata di circa 720.000 ettari – la maggior parte delle quali costituita da piccole e medie imprese, spesso familiari.

Per quanto riguarda la produzione, l’Italia si è confermata leader mondiale con circa 47 milioni di ettolitri nel 2025, registrando un aumento rispetto alle annate precedenti, condizionate negativamente da fattori climatici.

Il fatturato annuo vale all’incirca 14 miliardi di euro, con un giro d’affari che, considerando anche l’indotto, raggiunge i 45 miliardi.

L’export italiano – primo nel mondo per quantità, secondo per valore dopo quello francese – ha sfiorato i 7,8 miliardi di euro nel 2025, con un calo del 3,6%.

Il mercato statunitense – primo sbocco mondiale per il vino italiano, con un valore di circa 1,76 miliardi di euro – ha registrato un calo del 12%, a causa delle tariffe doganali introdotte dall’amministrazione americana e dell’andamento del cambio euro-dollaro (passato da 1,05 a 1,18, con ulteriore aumento di prezzo del 10-12% sullo scaffale americano), e nei primissimi mesi del 2026 la situazione è ulteriormente peggiorata.

Nonostante questo scenario negativo, va sottolineato che l’export italiano si è comportato meglio rispetto ai principali concorrenti: la Francia ha chiuso il 2025 con un -4,4%, la Spagna con -5,1%, il Cile con -10,2%.

L’andamento dei consumi

Il consumo del vino, sia in Italia che nel mondo, sta vivendo da diversi anni una fase di trasformazione strutturale.

In questo ambito il fenomeno più significativo in atto è la “premiumizzazione selettiva”, cioè consumo in flessione, ma spostato verso bottiglie di qualità e prezzo superiore. Il vino, quindi, viene visto non come consumo di routine, ma sempre più come esperienza edonistica, legata alla qualità percepita.

Insomma… si beve meno ma meglio; di conseguenza, pur in presenza di volumi in calo, il valore complessivamente regge.

Altri punti chiave da considerare sono:

L’entità della riduzione: il consumo pro capite annuo in Italia è sceso drasticamente, passando da circa 55 a 36 litri negli ultimi quindici anni;

Le nuove abitudini: molti appartenenti alla Generazione Z e ai Millennials associano il vino alla convivialità, privilegiando aperitivi e wine bar rispetto al consumo domestico, tendenza che si accentua nei più giovani. C’è un passaggio, quindi, da abitudine quotidiana a consumo occasionale. Per la grande maggioranza degli anziani, invece, il consumo di vino è meno connesso alla socialità fuori casa e più legato alla quotidianità domestica, in particolar modo ai pasti.

Preferenze di prodotto: suddivisa per tipologia, la flessione del consumo riguarda prevalentemente i vini rossi fermi, meno i bianchi, che complessivamente tengono; crescono invece gli spumanti e i rosati.

Per quanto riguarda le cause, sarebbe troppo lungo analizzarle in dettaglio per cui mi limito a citare le più significative. Oltre ai già citati mutamenti nello stile di vita delle fasce più giovani della popolazione, c’è sicuramente una maggiore attenzione alla salute. Come pure un orientamento più restrittivo nell’applicazione delle norme del Codice della Strada che riguardano il tasso alcolemico alla guida. Non trascurabili poi i fattori economici come l’aumento del costo della vita, con riduzione del reddito disponibile, e, soprattutto, i ricarichi spesso eccessivi della ristorazione.

La sfida del Vinitaly nel contesto internazionale: la ricerca di nuovi mercati

Le grandi fiere del vino di quest’anno hanno dovuto fare i conti con uno scenario di mercato assai complesso, caratterizzato da tensioni globali, guerre commerciali, dazi che penalizzano le esportazioni, oltre al già citato calo dei consumi. Una vera e propria tempesta perfetta, quindi, dove fattori strutturali e congiunturali negativi convergono.

Nonostante questo contesto la manifestazione italiana ha confermato la sua centralità come piattaforma di incontro B2B tra domanda e offerta, smentendo chi temeva un’edizione in tono minore, non soltanto per i fattori geopolitici menzionati ma anche per il posizionamento – terza e ultima, come ogni anno, nel calendario delle grandi fiere – dopo Wine Paris e ProWein.

Proprio nell’anno in cui le esportazioni di vino italiano verso gli USA sono calate in maniera significativa, il Vinitaly ha svolto il ruolo di strumento strategico per arginare la crisi mediante la diversificazione dei mercati, dando alle aziende italiane di ogni dimensione la possibilità di incontrare buyer provenienti da continenti emergenti, dall’Africa sub-sahariana all’Estremo Oriente, e ponendo le basi per una ridefinizione delle rotte commerciali del vino italiano nel mondo.

Tra i nuovi mercati uno dei più promettenti sembra essere l’India, per le dimensioni (poco meno di un miliardo e mezzo di abitanti) e per l’accordo di libero scambio stipulato con questo paese dall’UE, che apre scenari di grande interesse per i vini italiani, tra cui in primis il Prosecco, che infatti ha più che raddoppiato le esportazioni.

Di importanza notevole anche gli accordi commerciali dell’UE col Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Bolivia) e con l’Australia.

Da segnalare inoltre l’attenzione crescente verso il continente africano, con l’invito di buyer provenienti da Sudafrica, Nigeria, Tanzania e Angola.

I numeri della 58ª edizione

Ma entriamo un po’ più in dettaglio in questo 58° Vinitaly riportando sinteticamente i numeri resi noti dall’organizzazione.

90.000 le presenze registrate nei quattro giorni di fiera, il 26% delle quali provenienti da 135 paesi esteri. Lo scorso anno erano state 97.000 da 130 paesi, quindi si è registrato un modesto calo, comprensibile in una situazione internazionale non facile per la mobilità degli operatori verso le principali fiere europee, compensato da una maggiore presenza di professionisti del settore. Oltre 1.000 i top buyer invitati e ospitati da Veronafiere in collaborazione con ITA (Italian Trade Agency).

4.000, infine, le aziende espositrici di tutta Italia che hanno riempito gli spazi disponibili nei 18 padiglioni del quartiere fieristico.

Le novità di quest’anno

NoLo Vinitaly Experience

In ambito espositivo c’è stato il debutto, dopo il progetto pilota dello scorso anno, di NoLo Vinitaly Experience. Uno spazio tematico al secondo piano del Palaexpo interamente dedicato alla categoria dei No-Low Alcohol, segno dell’attenzione verso i nuovi stili di consumo sempre più diffusi soprattutto tra i giovani.

Questo segmento vale oggi 2,4 miliardi di dollari a livello globale. In Italia è ancora un fenomeno marginale (0,1% delle vendite totali di vino), ma le proiezioni lo danno in notevole aumento nei prossimi anni.

Xcellent Spirits

Altra novità di rilievo di questa edizione è stato Xcellent Spirits, cioè l’ingresso strutturale dei distillati nella Fiera con un intero padiglione di circa mille metri quadrati, che ha segnato l’avvio di un piano pluriennale di valorizzazione del settore mediante l’inserimento stabile nella piattaforma fieristica, sulla scia di quanto fatto da anni da Wine Paris, con l’area Be Spirits, e da ProWein, con ProSpirits.

Vinitaly Tourism

Questa iniziativa, non del tutto nuova, è stata quest’anno ampliata, con un’area espositiva dedicata nella galleria tra i padiglioni 2 e 3.

L’attenzione si è concentrata su una sempre maggiore professionalizzazione dell’enoturismo e, in particolare, sull’ospitalità in cantina con la creazione di una piattaforma per il networking, seminari specializzati sull’enoturismo e strumenti digitali per le aziende vinicole.

Innovazione digitale

Da segnalare poi il debutto di Bacco AI, l’assistente digitale basato su intelligenza artificiale di nuova generazione per ottimizzare l’esperienza di buyer e visitatori, e il potenziamento di Vinitaly Plus con il nuovo Buyers Club, per facilitare il business tra produttori e compratori internazionali.

Bilancio e prospettive

Resilienza e diversificazione: in questi due termini si potrebbe riassumere, in estrema sintesi, il bilancio di questa edizione 2026, tenuta in un momento storico delicato, caratterizzato da tensioni geopolitiche e da un rallentamento dei consumi, che ha inciso sull’affluenza e sul clima generale della manifestazione.

Il bilancio, tuttavia, è complessivamente positivo per una Fiera che non ha visto numeri da record in termini di presenze assolute, ma ha saputo trasformare la qualità della domanda in risultato concreto.

Più che essere semplice vetrina espositiva, Vinitaly 2026 ha consolidato il suo ruolo di importante piattaforma di relazioni, dimostrando di essere una vera e propria infrastruttura per l’internazionalizzazione del vino italiano.

E questa strategia, finalizzata a sostenere l’export facilitando la connessione tra produttori e operatori internazionali, è destinata a essere sviluppata sempre di più mediante un fitto calendario di eventi internazionali noto come “Vinitaly Around the World”.

L’obiettivo, dunque, è trasformare Vinitaly da evento fieristico a piattaforma globale permanente, capace di proiettare il vino italiano a livello globale accompagnando le imprese nei mercati esteri per l’intero anno.

Tutto questo in attesa, naturalmente, del prossimo Vinitaly, che si terrà dall’11 al 14 aprile 2027.

Uomo sorridente all'aperto

Domenico Capogrossi

Di formazione scientifica, quando il lavoro di docente glielo consente, coltiva la passione per il vino, andandosene in giro ad assaggiarne e cercando di scrivere qualcosa di “leggibile”. Alcuni diplomi gli conferirebbero un briciolo di credibilità ma… Meglio non fidarsi
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