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Di Domenico Capogrossi

9 Aprile 2026

Di Domenico Capogrossi

9 Aprile 2026

E anche quest’anno siamo arrivati al periodo del Vinitaly. Da domenica 12 a mercoledì 15 Verona sarà il centro gravitazionale del vino, italiano e non solo.

Più di quattromila espositori, molte decine di migliaia di etichette e, soprattutto, tanta gente. Produttori, buyers, giornalisti, sommelier e… altri, provenienti da tutto il mondo, convergeranno nella città veneta dove, in quei giorni, non si parlerà d’altro.

Eh sì, perché nelle strade del centro iniziative, appuntamenti vari ed eventi di contorno alla Fiera (Vinitaly and the City) si succederanno fino a notte, per chi non sarà stanco.

Se poi aggiungiamo che al Vinitaly si accompagna un numero abbastanza nutrito di manifestazioni espositive satelliti, sempre sul vino, di medie e piccole dimensioni, che si svolgono in località vicine, si comprende meglio la situazione e quanto sia facile smarrirsi, sia in senso letterale che metaforico.

Provo allora, sulla base di un po’ di esperienza, a dare qualche suggerimento per rendere produttiva la visita, mettendomi soprattutto nei panni di un appassionato, magari reduce da un corso di avvicinamento al vino o fresco di diploma di sommelier (sono tantissimi) alle prese per la prima volta con una grande fiera.

In questa breve guida ometto, per non dilungarmi troppo, considerazioni pur assai rilevanti – e che mi è spesso capitato di leggere – circa l’abbigliamento, le scarpe, il sonno la notte precedente e così via, dando per scontato che, facendo parte di una pianificazione personale, ognuno sia in grado di gestire questi aspetti secondo le proprie preferenze. Naturalmente bisogna sapere che una giornata in fiera è fisicamente faticosa e si cammina tanto.

Prima della partenza

1. La strategia

L’errore più frequente di chi va a una fiera del vino – ma questo vale per tutte le manifestazioni espositive – è la mancanza di un piano. Sembra una banalità, ma una buona programmazione è quella che fa la differenza tra una sbevazzata itinerante e un’esperienza effettivamente utile.

Avere un piano significa riflettere bene su cosa ci interessa maggiormente, assodato che sarà possibile assaggiare solo una parte ridottissima dei vini presenti.

Per esempio, approfondire un territorio, una tipologia di vino o un vitigno nelle sue varie declinazioni, nuove tendenze come vini no/low alcohol, PIWI ecc.

Quindi… prima di partire si studia!

Innanzitutto, la mappa, il quartiere fieristico di Verona è molto grande e i padiglioni sono, in linea di massima, organizzati per regione. Utile quindi scaricarla dalla rete, meglio ancora scaricare la app di Vinitaly. Notevolmente migliorata nel corso degli anni, contiene moltissime notizie utili, oltre, naturalmente, alla mappa dettagliata e un elenco completo dei produttori con la localizzazione dei loro stand.

Altro punto importante è fare una lista degli espositori da visitare, magari suddividendola in fasce. Nella prima gli irrinunciabili (una ventina al massimo, direi), poi gli altri. Girare a caso, lasciandosi sedurre da un nome sentito o dall’estetica di uno stand, non è consigliabile, sarebbe un’inutile sfilza di assaggi senza memoria.

Un livello superiore di organizzazione può addirittura prevedere un “piano B”, cioè un produttore comunque interessante situato non lontano da uno di quelli essenziali, impossibile da assaggiare perché momentaneamente occupato o con troppa gente davanti. Questo consente di impiegare produttivamente eventuali attese.

2. La scelta dei giorni

Vinitaly dura quattro giorni dal 2012, quando la durata fu ridotta da 5 a 4 giorni e passò dal formato giovedì-lunedì a domenica-mercoledì.

Vi risparmio le considerazioni sul vecchio formato, che comprendeva tutto il weekend e consentiva l’ingresso a un numero assai maggiore di semplici appassionati.

Da anni la Fiera è diventata sempre più professionale, B2B come si usa dire. In particolare sono (quasi) esclusivamente riservate agli operatori le giornate di lunedì e martedì, mentre è consentito l’ingresso ad appassionati in possesso del biglietto (notevolmente più costoso che in passato), come ad esempio i sommelier per passione, la domenica e il mercoledì.

La scelta migliore, per chi ne ha la possibilità, è ovviamente quella di esserci tutti i giorni.

Tuttavia, se ci si deve limitare a una sola giornata e non si è operatori (nel qual caso meglio lunedì o martedì), suggerisco di preferire la domenica. Risulta inevitabilmente più affollata ma… c’è tutto e gli espositori, al primo giorno di fiera, hanno entusiasmo e disponibilità.

Il mercoledì, invece, è purtroppo una giornata… a fruibilità limitata, perché è l’ultimo giorno, quindi tutti sono un po’ stanchi. Diversi produttori sono già andati via, lasciando qualche dipendente a presidiare lo stand. Nel primo pomeriggio poi ha inizio… il fuggi fuggi generale di molti espositori, soprattutto di quelli con più strada da fare.

Questo non vuol dire che sia impossibile fare degli assaggi interessanti (è in effetti un giornata assai più tranquilla), ma bisogna organizzarsi e seguire un programma di visite ad hoc, magari basato su appuntamenti precedentemente presi.

Eh sì, anche la tattica ha un ruolo.

3. Le prenotazioni

Non meno importanti sono le prenotazioni.

Considerato quanto detto finora è quasi superfluo sottolineare che le prenotazioni vanno fatte col massimo anticipo possibile. E mi riferisco… a tutto ciò che è prenotabile.

Innanzitutto, l’alloggio.

I giorni del Vinitaly sono considerati altissima stagione per Verona. Questo significa che trovare all’ultimo momento un alloggio dignitoso in città a prezzi “umani” è un’impresa disperata. Indispensabile quindi organizzarsi prima; molti operatori, che partecipano regolarmente, prenotano addirittura ogni anno per il successivo (le date dell’edizione dell’anno seguente vengono rese note nei giorni di fiera).

Mesi prima è ancora possibile trovare qualcosa in città ma a prezzi più elevati e/o di qualità inferiore, magari con spazi comuni da condividere con altri ospiti.

Altra soluzione possibile è alloggiare nei dintorni di Verona, valutando bene, se non si è in auto, i trasporti pubblici.

Molti vanno sul Lago di Garda (Peschiera, Lazise, Desenzano ecc.). In aprile ci sono pochi turisti e non è difficile trovare ottime sistemazioni a prezzi convenienti.

Altre prenotazioni da fare per tempo sono le degustazioni e gli eventi cui si intende partecipare, questi appuntamenti vengono gradualmente inseriti nel programma negli ultimi due mesi.

Non mi soffermo più di tanto sui ristoranti, per i quali vale il discorso fatto a proposito dell’alloggio. Infatti, sono strapieni nei giorni della Fiera e vanno prenotati il più possibile in anticipo.

La Fiera

1. Early bird is better

Finalmente il gran giorno è arrivato.

Ma per essere veramente grande… deve cominciare presto.

Ebbene sì, le prime ore dopo l’apertura sono le più utili perché gli espositori sono appena arrivati e più disponibili a interagire con i degustatori descrivendo i vini. Mentre, negli orari di maggiore affollamento, gli stand più frequentati sono praticamente punti di distribuzione con addetti oberati di lavoro.

2. Sputare non è una debolezza

Inutile dire che, avendo un programma assai nutrito di assaggi, è inconcepibile pensare di mandar giù tutto il vino che viene versato nel bicchiere, quindi, per disdicevole che possa sembrare (ma non lo è), una volta “sentito” il vino andrebbe sputato.

Allo scopo, oltre ai cestelli versavino presenti sui banchi d’assaggio, ce ne sono di portatili, anche esteticamente validi. E se non vi va di chiamarli sputacchiere (posso capire), potete prendere in prestito dai nostri cuginetti d’oltralpe il termine “crachoir”, apparentemente più elegante ma che significa esattamente la stessa cosa.

Insisto: è un aspetto da non sottovalutare, altrimenti dopo pochi assaggi, soprattutto, a stomaco vuoto, le nostre menti saranno avvolte… dalla nebbia.

3. Abbasso lo stomaco vuoto!

Non è uno slogan politico ma una regola ben precisa per i degustatori, soprattutto per quelli… compulsivi.

Bisogna considerare che, pur sputando o versando via gran parte di quanto abbiamo nel calice, un po’ finiremo per deglutirlo.

Magari per puro piacere o di fronte a vini eccezionali, vini che io chiamo “insputabili” o “da genuflessione”, una piccola bevuta ci sta tutta; l’importante è evitare di farlo a stomaco vuoto. Infatti, l’assorbimento dell’alcol ha inizio già nello stomaco e, in assenza di cibo, avviene più rapidamente dando un picco alcolemico più precoce ed elevato. Mangiare, quindi prima e durante.

Naturalmente, per non affaticare le papille gustative e mantenere una certa efficienza sensoriale, sarebbe preferibile assumere cibi con sapori non particolarmente intensi e persistenti, per cui… prelibatezze rimandate alla serata!

E poi… bere abbondantemente!

Ehm… non fraintendete, acqua, intendo, tanta acqua.

Scusandomi per l’autocitazione, tutte le volte – purtroppo non poche – che a un banco d’assaggio manca l’acqua, ripeto una frase solo apparentemente provocatoria: “per una degustazione l’acqua è importante quanto il vino”.

Il “fuori”

Ho già accennato ai tanti eventi in programma a Verona durante la Fiera, a mo’ di Fuorisalone

Dentro e fuori la fiera proliferano masterclass, conferenze, cene con i produttori, degustazioni guidate da esperti di livello internazionale.

Molti di questi eventi vanno prenotati con mesi di anticipo e sono a numero chiuso.

In effetti alcuni dei momenti più straordinari di una fiera non si svolgono nei padiglioni, ma in una saletta riservata dove poche decine di persone assaggiano magari dieci annate di un grande vino.

Il “dopo”

Molti tornano dal Vinitaly con una borsa piena di opuscoli, numerosi biglietti da visita e un ricordo indefinito di troppe degustazioni. In questo modo si butta via buona parte del valore dell’esperienza fatta

1. Gli appunti

Il nostro apparato sensoriale ha una memoria breve, specialmente dopo alcune decine di assaggi.

Per serbare memoria delle degustazioni si possono utilizzare delle app, disponibili sui principali store, alcune sotto forma di veri e propri block notes.

Esistono anche delle app che consentono di scrivere le note sotto dettatura. Io le trovo utilissime per annotare vini, annate e note di degustazione, a patto di riguardarle dopo breve tempo (a memoria ancora “fresca”) per integrarle, eventualmente correggerle e inserire la punteggiatura.

2. Il follow-up

In fiera si incontrano tantissime persone che in qualche modo ci impressionano e con le quali ci ripromettiamo di rimanere in contatto.

Un follow-up non troppo distante nel tempo, possibilmente pochi giorni dopo la fine della manifestazione, costituito anche solo da un breve messaggio che, però, contenga elementi di personalizzazione e di richiamo alla conversazione avuta (quindi non un semplice copia e incolla), è un ottimo mezzo per costruire una relazione destinata a durare e a svilupparsi ulteriormente.

E questo vale sia per i visitatori sia, in modo speculare, per gli espositori.

La filosofia di una fiera del vino

Al Vinitaly non si va per bere.

Si va per capire, per incontrare persone, per costruire relazioni. Il vino è un magnifico pretesto, una sorta di filo conduttore, non l’unico motivo. Ne consegue che va curato anche il modo di presentarsi a uno stand e di interagire con i produttori.

Già, i produttori, elemento indispensabile di una fiera. Non me ne vogliano i pur bravi responsabili commerciali e sommelier, ma chi produce il vino, oltre a saperne di più, parla dei suoi vini come se fossero figli, non semplice merce da vendere.

Io, tutte le volte che è possibile, visitando uno stand cerco di parlare con il produttore, anche se ciò comporta un’attesa e vi suggerisco di fare lo stesso, soprattutto se avete intenzione di porre dei quesiti tecnici sul vino che state assaggiando.

Troverete persone interessantissime, a volte con storie affascinanti alle spalle, ben disposte a raccontarvele e, magari, ad ascoltare le vostre, perché Vinitaly è, prima di tutto, un evento di relazioni umane, i veri risultati si raccolgono nel networking.

Anzi, a costo di sembrare esagerato, sono convinto che comprendere le dinamiche sociali di una fiera sia importante quanto la preparazione culturale nel campo. E questo consente di immergersi fino in fondo in quella che, senza ombra di dubbio, è anche un’esperienza antropologica.

Perché, alla fine, non è tanto importante sopravvivere al Vinitaly quanto viverlo.

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Domenico Capogrossi

Di formazione scientifica, quando il lavoro di docente glielo consente, coltiva la passione per il vino, andandosene in giro ad assaggiarne e cercando di scrivere qualcosa di “leggibile”. Alcuni diplomi gli conferirebbero un briciolo di credibilità ma… Meglio non fidarsi
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