Il Pomodoro Cannellino flegreo

21-07-2023 | Prodotti

Ecotipo locale, il Pomodoro Cannellino, impegna sempre più campi dell’area flegrea, punta alla Denominazione di Origine Protetta (DOP) e promuove il territorio.

Può davvero esistere un legame stretto tra cibo e cultura?

Il recente press tour all’interno del Parco archeologico di Cuma, con visita guidata all’antro della Sibilla e ai siti di interesse storico, ancora oggi oggetto di studio e sede di scoperte di rilevanza internazionale, ci ha dimostrato quanto un legame esista e possa essere davvero importante.

Lunedì 17 luglio infatti, il Parco Archeologico di Cuma ha ospitato un tour dedicato al Pomodoro Cannellino Flegreo, ecotipo locale che rischiava di andar perduto, e che invece negli ultimi anni, è tornato a essere protagonista degli gli orti flegrei.

L’evento, promosso dall’azienda Cumadoro del gruppo Tammaro ha visto la partecipazione di giornalisti locali e nazionali, esperti del settore e addetti ai lavori. Tutti sulle tracce del Pomodoro Cannellino Flegreo, lungo un percorso tra archeologia, agricoltura e promozione del territorio. A cui si sono uniti anche i rappresentanti delle istituzioni locali e regionali. Guida d’eccezione Fabio Pagano, direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei.

«Il coinvolgimento anche degli enti territoriali è infatti sostanziale» sostiene Giovanni Tammaro dell’azienda Cumadoro, organizzatore dell’evento e oggi anche Presidente Confagricoltura Napoli, nonché membro della Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo che, dal 2018, riunisce diversi produttori dell’eccellenza rossa flegrea.

«Stiamo lavorando a un percorso» – ha precisato Tammaro – «che sta prendendo forma grazie alla messa a punto di un Comitato promotore per il riconoscimento della DOP – Denominazione di Origine Protetta – che metta insieme produttori e trasformatori. Ma vuole coinvolgere anche i comuni di Bacoli, Pozzuoli, Monte di Procida e Quarto nonché l’area flegrea del comune di Giugliano in Campania, che ospitano le aree di produzione».

Dal 2018 a oggi, l’area di produzione del Pomodoro Cannellino Flegreo è passata da 10 a quasi 40 ettari anche grazie all’ampliamento dei terreni coltivabili. Con precise azioni di riqualificazione e rigenerazione urbana, previste nell’ambito del Progetto Monterusciello Agro City (MAC), finanziato dall’Unione Europea. E attivate dal Comune di Pozzuoli che ha puntato al recupero di aree urbane abbandonate, che dal 2020 sono state messe a coltura con il coordinamento di Stefano Grasso.

L’incontro dedicato al Pomodoro Cannellino Flegreo nel periodo di massimo splendore dei campi, il press tour e tutte le attività che intorno a essi ruotano, rappresentano in definitiva un’azione congiunta di marketing territoriale come testimoniato dai rappresentanti di enti e istituzioni presenti.

«Anche quest’anno il Parco Archeologico di Cuma, luogo simbolo del territorio flegreo, ha ospitato l’evento in quello che è il sito di coltivazione più suggestivo del Pomodoro Cannellino Flegreo» – ha dichiarato Fabio Pagano – direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei. –

Che ha poi continuato: «ma se l’archeologia è il nostro filone principale, lo sviluppo di percorsi integrati con le splendide risorse ambientali ed enogastronomiche è centrale nelle nostre strategie. La collaborazione con gli operatori che coltivano in questa area rappresenta una risorsa preziosa che il Parco intende sempre più valorizzare».

In questa direzione anche il Sindaco di PozzuoliLuigi Manzoni – che ha confermato la disponibilità dell’Amministrazione, per quanto di sua competenza, ad essere sempre al fianco di chi intende valorizzare i prodotti del territorio, collaborando alla crescita sana del sistema economico locale.

In chiusura l’intervento di Nicola CaputoAssessore all’Agricoltura della Regione Campania che ha sottolineato come «la valorizzazione delle produzioni autoctone sia una riscoperta da promuovere anche attraverso un’indicazione geografica che possa rivitalizzare queste produzioni».

«Quella di oggi – ha proseguito – è una bella festa in cui abbiamo ritrovato una commistione forte tra cultura e agricoltura, la qual cosa rappresenta una delle forze del nostro sistema agricolo in cui credere sempre più».

Infine, a testimonianza del rapporto stretto tra il Pomodoro Cannellino Flegreo, e l’economia del suo territorio, l’evento ha visto la partecipazione di enti e associazioni di settore quali Confagricoltura e Ebat – Ente Bilaterale Agricolo Territoriale.

Questo pomodoro si è adattato al pedoclima flegreo caratterizzato da terreni vulcanici e sabbiosi, accarezzati da brezza marina ed è oggi annoverato dalla Regione Campania tra i prodotti tradizionali. Il seme, che non è un ibrido, ma è custodito dall’azienda vivaistica Cumadoro del gruppo Tammaro, viene tramandato da generazione in generazione attraverso un attento processo di selezione dei pomodori migliori.

I semi sono poi essiccati al sole e conservati in luoghi asciutti e ventilati. Fino a quando vengono reidratati per la semina che inizia a fine febbraio. La coltivazione, rigorosamente manuale, si avvale del tradizionale supporto di canne, da cui il nome Cannellino, e spago in juta o canapa. Il raccolto va da metà luglio a fine agosto per quelli destinati alle conserve. La parte di prodotto da consumare a crudo può essere raccolta già in giugno.

La distribuzione del prodotto è principalmente sotto forma di conserve, a cui il Pomodoro Cannellino Flegreo ben si presta. Una peculiarità su cui si intende puntare, anche attraverso la creazione di laboratori per la trasformazione nella stessa area di produzione. In modo da generare ricadute positive sui livelli occupazionali.

La vendita al pubblico avviene generalmente presso le aziende di produzione e in alcune botteghe dedite alla ricerca di prodotti d’eccellenza o tramite e-commerce.

Diversamente è possibile assaggiare il Pomodoro Cannellino Flegreo già presente in menu di pizzerie e ristoranti. La grande versatilità in cucina è stata celebrata anche in occasione dell’incontro tra i filari di pomodoro presso il Parco Archeologico di Cuma. Dove, al termine della visita, i presenti sono stati accolti da una variegata proposta di pietanze a base di questo prodotto.

Dalla pizza ai dolci, passando per primi piatti e zuppe, degustati immersi nel profumo e nei colori degli esclusivi e suggestivi campi coltivati all’interno del Parco.

Per l’occasione sono intervenute le pizzerie: Pizza in grammi con sede sia a Pozzuoli che Quarto. Salvo che ha sede sia a Napoli che a San Giorgio a Cremano, affiancate da ristoranti come Caracol, di Bacoli guidato dallo stellato Angelo Carannante, Don Salvatore di Monte di Procida, Vico Sarchiapone di Giugliano in Campania, Il Testardo – Locanda Atipica di Bacoli, Punto Nave di Pozzuoli, Paccasassi di Bacoli, Sunrise & Sybilla Garden di Bacoli e Campi Flegrei Box di Pozzuoli, gli chef di APCI Regionale, lo chef Agostino Malapena di Aversa (CE) e il Caseificio Golino di Marcianise (CE).

Redazione