Il piatto virale

11-07-2023 | Come va il mondo, News

 

Vi ricordate “Dove c’è Barilla c’è casa”?
Andiamo con ordine. Un tempo chiunque avesse avuto la necessità di farsi conoscere dal grande pubblico avrebbe fatto ricorso alle agenzie di pubblicità, fucine di creativi.

Uno slogan di successo decretava la fortuna di un’intera agenzia! Il “Dove c’è Barilla c’è casa”, leit motiv della saga pubblicitaria creata dal genio sardo Gavino Sanna, è passato alla storia. Facendo leva su (buoni) sentimenti ed emozioni, si raccontavano piccole storie quotidiane nelle quali era facile identificarsi. In una sequenza di valori comuni come casa e famiglia (gli spot andarono in onda per svariati anni a cavallo tra gli ‘80 e i ‘90), il prodotto “pasta” acquisiva anch’esso valore, creando un legame con il consumatore.

Il veicolo pubblicitario per eccellenza era la Tv. Stavamo incollati.

I tempi sono cambiati. Oggi stiamo incollati, ahimè, allo smartphone. Così, chi vuol promuovere un nuovo prodotto o servizio sa che deve utilizzare i canali social.
Avere una bella pagina Instagram è come un biglietto da visita. Instagram è una vetrina dove si mostrano le proprie qualità prevalentemente con fotografie (per promuovere qualsiasi cosa, la didascalia va in secondo piano).

Sì sono formate nuove professionalità nel settore del social marketing. I Gavino Sanna di oggi sono maghi del posizionamento di una azienda sui social.

Prendiamo ad esempio un’attività di ristorazione. Poiché siamo nell’era dell’ #impiattamento made in Masterchef, una bella pagina avrà fotografie fantastiche dei piatti. Il fotografo professionista del food sa che i piatti devono essere “instagrammabili”, ovvero, devono spingere il cliente a scattare foto e condividerle, magari sperando che diventino “virali”, per acchiappare un pubblico il più ampio possibile..

Ma come si “costruisce” un piatto instagrammabile?

Ci sono alcuni accorgimenti da seguire. Innanzitutto è più probabile che diventi virale un dolce che un piatto di pesce (ti sei mai accorto che sul nostro social c’è un tripudio di morbidezza e rotondità?), o un primo piatto di tondi e gonfi ravioli, piuttosto che un’arista di maiale (a meno che, invece del classico purè di mele, l’accompagni con due mele intere tonde e dorate!).

In secondo luogo, mai potremmo fotografare in bianco e nero. La nostra mente è attratta dai colori e ancor di più dai contrasti. È instagrammabile quindi, un piatto dagli ingredienti abbinati per colore!
Ti deve venire voglia di addentarlo, perciò la foto va scattata molto da vicino. No alle sbavature, sì ai contorni netti.

Dovresti quasi percepirne il profumo, perciò, se riesci a fotografare il vapore o il fumo (e talvolta le fiammelle, vedi effetto flambé) hai fatto bingo.

Condividere la foto di un nuovo piatto con cadenza periodica è utile escamotage per (ri)accendere l’interesse dei followers/clienti. Ma attenzione a non cadere nell’errore di creare di sana pianta un nuovo piatto solo con finalità di condivisione, a discapito del contenuto.

Un piatto originale, diverso, un po’ pazzo, attira, come anche un piatto vintage, effetto nostalgia. Vietato perciò pubblicare foto di piatti che tutti sanno fare, anche se molto richiesti.

Detto ciò, mi chiedo: la smisurata attenzione per l’esteriorità, per la confezione, non ci spinge a dubitare della genuinità e piacevolezza del contenuto?

È come se la famigerata instagrammabilità fosse la cartina di tornasole tra la bontà e la bellezza di un piatto, o, più brutalmente, la carta moschicida-cattura clienti.

L’instagrammabilità è un fenomeno mondiale e Cagliari non è da meno. Pagine e pagine di food influencers, uso dell’hashtag #foodporn come se piovesse, foto di piccolissime gocce in primo piano, insomma siamo sotto attacco mediatico. Sempre più difficile orientarsi, perfino le recensioni, cui dovremmo affidarci per una scelta consapevole, sono spesso false!

Ma allora l’unica possibilità che ci rimane è ritornare alle origini, prediligere la cucina tipica, il ristorante/trattoria che non ci ha tradito mai, e utilizzare il reale passaparola…

Che ne pensate? Voi vi fate conquistare da un piatto Masterchef style o rimanete distaccati se non diffidenti?

 

Valentina Ragazzo

Cagliaritana, laureata in legge, masters post-laurea alla Sda Bocconi a Milano. Creativa, è l’autrice di “Valepassaparola”, un blog in cui si racconta Cagliari, in un’analisi affettuosa ed ironica sulla mutazione dei comportamenti, usi e costumi della società cagliaritana. È la creatrice dell’AguzzaCagliari, un nuovo modo di narrare, promuovere, divulgare sui social attraverso quiz d’ispirazione enigmistica.