Il Civraxu più buono

11-07-2023 | Cultura, Tradizioni

 

 

Alla fine di maggio del 1986, decisi di fare un pezzo sul Civraxu.
Mi fecero il nome di un panificatore. Di Sanluri, ovvio.
Mi feci spiegare, punto a punto, la lavorazione.
Alla fine prese un pezzo di pane, lo tagliò con un coltello serrettato e mi disse di assaggiarlo.
Non lo feci per timidezza.
Gli dissi che non potevo perché ero a dieta. Non sembrava Civraxu del giorno precedente.
Ne avverto ancora il meraviglioso profumo e vedo le briciole cadere sopra le mie scarpe.
La situazione, tanti anni dopo, si ripeté.
Ma da un altro panificatore.
Anche lui mi spiegò, con assoluta precisone, la nascita del Civraxu.
In entrambi i casi, mentre scrivevo i pezzi, tra l’uno e l’altro erano passati 22 anni, mi vennero in mente due aneddoti del periodo bellico.
Un signore andava a Cagliari da un amico e quando saliva le scale, i bambini urlavano di gioia: mamma! E’ arrivato lo zio del pane bianco!
Vedo le facce di questi picciokeddus, li vedo saltare contenti.
Credo che per loro, ognuno di quei giorni, quando mangiavano il pane fresco, equivalesse al giorno di Natale.
E vedo un’altra persona , che da una finestra della sua casa che dava sul retro, lanciava una lada all’amico cagliaritano, sfollato in un paese.
Sono passati quasi 80 anni.
Qualche mese fa, un amico di famiglia, è venuto a portarci il pane fatto da lui.
Grazie a Dio non ne abbiamo bisogno, ma il suo gesto l’ho apprezzato tantissimo.
Mi ha detto che è in pensione e la moglie sta per andarci.
Panifica, coltiva la vigna, coltiva l’orto in inverno e in estate, regala i suoi prodotti agli amici, soprattutto ai bisognosi.
Nulla chiede e nulla vuole in cambio.
E ancora una volta mi dico: ma sono passati veramente tanti lustri?
Sono queste le cose di cui abbiamo bisogno.
Dentro quel pezzo di pane c’è una fantastica, commovente bontà d’animo.
Piccolissime storie di grandi uomini.
Che camminano con il sole dentro.
E quando, da qualche parte, scorgono una fetta di buio, si aprono.
Per illuminare i loro fratelli.

 

Marcello Atzeni è nato a Baradili 57 anni fa. Abita a Sanluri da oltre 40 anni. Agrotecnico, biologo (è segretario dell’ordine regionale), giornalista e scrittore. Collabora dal 1986 con L’Unione Sarda. In passato, ma anche in presente, tante collaborazioni: Editoria specializzata de IL Sole 24 ore; Sardegna Agricoltura; Sardegna Economica; Link Oristano; La Gazzetta del Medio Campidano; Cinemecum e altre testate. Aforista, scrittore di racconti brevi, alla Carver, appassionato, tra le altre cose, di cinema. Ha ideato la rassegna cinematografica “I corti nel paese più corto”, ovvero i cortometraggi dei più celebri registi sardi, che sono stati proiettati e verranno proiettati a Baradili, il comune più piccolo della Sardegna, dunque anche il più corto.