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Carnevale-copertina

Di Alessandra Persico

17 Febbraio 2026

Di Alessandra Persico

17 Febbraio 2026

“A Carnevale ogni scherzo vale”, ma a Napoli vale ancora di più ciò che arriva in tavola.

Quest’anno il 17 febbraio si festeggia il Martedì Grasso, l’ultimo giorno di festa prima della Quaresima, in cui la tavola si riempie di piatti ricchi e simbolici, celebrando l’abbondanza come rito collettivo.

Durante questa festività, la cucina assume un ruolo centrale.

Infatti, Carnevale non significa solo coriandoli e travestimenti, ma rappresenta un momento simbolico radicato in tradizioni antiche e religiose. Il giorno che precede la Quaresima è dedicato al consumo di ciò che è ricco e sostanzioso, così da salutare l’abbondanza prima di abbracciare la sobrietà.

In ogni regione del nostro paese esistono consuetudini gastronomiche ben radicate nel tempo. Tra le tante, la tradizione campana, e in particolare napoletana, risulta essere quella più identitaria, poiché qui il cibo diventa espressione collettiva di festa e condivisione. Dalle grandi tavolate ai profumi tradizionali, dai dolci tipici al piacere dello stare insieme, il Carnevale a Napoli regala momenti di gioia e spensieratezza, in cui il cibo la fa da padrone.

Il menù tipico partenopeo riflette il significato stesso della festività, unendo tra loro storia, gusto locale e abbondanza di sapori.

La lasagna napoletana

Protagonista indiscussa della tavola festiva è la lasagna che rappresenta il primo piatto per eccellenza del Martedì Grasso. Pur avendo radici lontane e varianti diffuse altrove, a Napoli assume caratteristiche ben precise. Gli strati di pasta all’uovo vengono conditi con ragù ricco, ricotta cremosa, polpettine e mozzarella, creando una struttura opulenta e stratificata. La preparazione richiede tempo e pazienza, si parte dal sugo, si compone la farcia e si assemblano i livelli prima della cottura in forno. Il risultato è un piatto calorico e festoso, simbolo dell’abbondanza che anticipa il periodo di rinuncia quaresimale.

Le braciole al ragù

Tra i secondi, le braciole incarnano la dimensione più domestica della cucina napoletana. Non si tratta di semplici tagli di carne, ma di involtini, generalmente di manzo, farciti con ingredienti aromatici come formaggio, prezzemolo, aglio, uvetta e pinoli. La cottura lenta nel sugo permette alla carne di insaporire il ragù, che diventa così sia condimento sia portata principale. È una preparazione che racconta l’arte partenopea di valorizzare ogni elemento, trasformando la cucina in un rito condiviso.

Le chiacchiere

Il momento dei dolci si apre con le chiacchiere, sottili sfoglie fritte (o talvolta cotte al forno) e cosparse di zucchero a velo. Per prepararle bisogna lavorare un impasto essenziale composto da farina, uova e zucchero, stenderlo finemente e friggerlo fino a ottenere la caratteristica croccantezza. Le numerose varianti familiari testimoniano quanto questo dolce sia radicato nella cultura gastronomica locale. Il nome stesso richiama l’idea di moltiplicarsi in abbondanza, proprio come le allegre conversazioni che animano la festa.

Il sanguinaccio

Secondo la tradizione, le chiacchiere devono essere accompagnate e intinte nel sanguinaccio, una crema densa al cioccolato, oggi priva del sangue di maiale, ingrediente originario da cui prende il nome. Il suo sapore amarognolo e intenso genera un contrasto con la dolcezza e leggere delle chiacchiere e rende questo abbinamento uno dei più rappresentativi del Carnevale napoletano.

Il migliaccio

Chiude il percorso gastronomico il migliaccio, dolce che affonda le proprie radici nella cucina contadina medievale. Nato come preparazione rustica a base di cereali, si è trasformato nel tempo in una torta morbida realizzata con ingredienti semplici come semolino, uova, zucchero e ricotta. La sua preparazione prevede la cottura del semolino e l’unione al composto prima del passaggio in forno. Oggi rappresenta un ponte tra passato e presente, memoria dolce di antiche tradizioni.

Fra maschere, colori e tavole imbandite, piatti sostanziosi e dolci simbolici, la festa diventa un’occasione per condividere momenti e tradizioni, celebrando l’abbondanza, la convivialità e il piacere di stare insieme.

E, chi lo sa, forse tra un morso di migliaccio e una forchettata di lasagna, un Pulcinella curioso ci osserva da lontano approvando ogni abbuffata.

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Alessandra Persico

Napoletana, laureata in Culture digitali e della comunicazione, sono sempre alla ricerca di storie da raccontare. La scrittura è il mio modo di osservare e comprendere ciò che mi circonda, e di dare forma a ciò che sento. Nel food&beverage ritrovo una sensibilità che mi appartiene fatta di dettagli, ricordi e piccole meraviglie che amo cogliere e trasformare in parole.
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