NAPOLI – La donazione degli organi non è soltanto una questione medica, ma rappresenta anche una sfida culturale, etica e sociale, capace di interrogare la coscienza individuale e le comunità nel loro insieme.
È da questa prospettiva che nasce l’incontro «La donazione degli organi tra scienza e dialogo interreligioso», in programma giovedì 5 novembre 2026, alle ore 17, presso l’Auditorium della Regione Campania, nell’Isola C3 del Centro Direzionale di Napoli.
L’iniziativa si propone come un momento di riflessione condivisa, nel quale il sapere scientifico è chiamato a confrontarsi con le sensibilità culturali e spirituali che accompagnano uno dei gesti più significativi di solidarietà umana: offrire, attraverso la donazione, una concreta possibilità di vita a chi attende un trapianto.
A salutare l’incontro sarà il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, mentre l’introduzione sarà affidata al dottor Ugo Trama, direttore generale per la Tutela della Salute e il Coordinamento del Sistema sanitario regionale della Campania, e al dottor Pierino Di Silverio, direttore del Centro regionale trapianti della Regione Campania.
L’organizzazione è curata dalla dott.ssa Mariarosaria Focaccio, responsabile per la Promozione e Comunicazione della Direzione generale per la Tutela della Salute e del Centro regionale trapianti, nonché vicepresidente della Fondazione per i Diritti Fondamentali. A moderare i lavori sarà il dottor Antonio Gianalella, presidente della Fondazione per i Diritti Fondamentali e già procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Napoli.
Alla dottoressa Forcaccio, ideatrice dell’evento sono state rivolte alcune domande alle quali ha risposto con il garbo e la gentilezza che da sempre la contraddistinguono.

Dott.ssa, si appresta ad aprire i lavori di un tema particolare “La donazione degli organi tra scienza e dialogo interreligioso” la scelta e la necessità di includere diverse religioni è diventato motivo in più di confronto?
Certamente. La donazione degli organi rappresenta uno degli esempi più alti di solidarietà umana, perché trasforma un gesto di generosità in una concreta possibilità di vita per un’altra persona. È un atto che coinvolge la scienza, la medicina e la coscienza individuale, ma che inevitabilmente interroga anche la dimensione etica, culturale e spirituale dell’essere umano. Il dialogo interreligioso assume, in questo contesto, un valore fondamentale.
Le religioni, pur nella diversità delle loro tradizioni e delle rispettive visioni del corpo, della vita e della morte, possono contribuire a costruire una cultura della donazione fondata sul rispetto, sulla responsabilità e sulla solidarietà.
Ritengo importante superare ogni pregiudizio e ogni possibile barriera culturale attraverso una conoscenza reciproca che non imponga risposte, ma favorisca il confronto. Non si tratta di annullare le differenze, bensì di riconoscerle e valorizzarle, individuando quei principi condivisi che possono sostenere la scelta consapevole di donare.
La medicina ci offre oggi possibilità straordinarie, ma la disponibilità degli organi rimane un elemento essenziale per salvare vite umane. Per questo è necessario che l’informazione scientifica sia accompagnata da un dialogo aperto con le comunità religiose e con la società civile. Parlare di donazione significa, in fondo, parlare di vita, di dignità della persona e della capacità di prendersi cura degli altri.
Cosa si aspetta da questa sessione di lavori e quale obbiettivo intende raggiungere considerando la sua esperienza strutturata e consolidata in un cosi particolare ambito?
Mi aspetto innanzitutto che questa sessione rappresenti un’occasione concreta di ascolto, approfondimento e confronto tra competenze differenti. Quando si affronta un tema così delicato, è fondamentale mettere in relazione il sapere scientifico con le riflessioni etiche, filosofiche e religiose, affinché possano emergere punti di vista diversi, ma orientati verso un obiettivo comune.
L’obiettivo è contribuire a diffondere una maggiore consapevolezza sul valore della donazione degli organi, fornendo informazioni corrette e favorendo una riflessione libera da paure, disinformazione e luoghi comuni.
La mia esperienza in questo ambito mi ha insegnato quanto sia importante affrontare questi argomenti con sensibilità, competenza e rispetto per le convinzioni personali. La donazione, infatti, non può essere considerata soltanto una questione tecnico-sanitaria: è anche una scelta profondamente umana, che richiede fiducia nelle istituzioni, conoscenza dei percorsi clinici e una corretta comprensione dei principi che regolano il processo di donazione e trapianto.
Mi auguro, pertanto, che l’incontro possa lasciare un messaggio chiaro: la cultura della donazione si costruisce attraverso l’informazione, il dialogo e la capacità di riconoscere nell’altro una persona alla quale possiamo offrire una possibilità concreta di vita.
Credo che il confronto tra scienza e religioni possa rappresentare un’opportunità preziosa per avvicinare le persone a questo tema, nel pieno rispetto della libertà di coscienza. Il risultato più importante sarebbe riuscire a trasformare il dialogo in consapevolezza e la consapevolezza in una maggiore responsabilità individuale e collettiva.
In definitiva, donare significa compiere un gesto di solidarietà che può andare oltre i confini culturali e religiosi, ricordandoci che la tutela della vita e la cura della persona sono valori che meritano di essere condivisi e promossi da tutti.
La Regine Campania in che modo è impegnata in questa campagna divulgativa?
La regione Campania è impegnata in questa campagna divulgativa e di sensibilizzazione da circa 15 anni con degli eccellenti risultati, basti pensare che nel 2025 la Regione Campania era tra le prime tre regioni di Italia con il numero più alto di donazioni, nello stesso anno ci sono stati un paio di incidenti di percorso che ci hanno buttato giù in picchiata e siamo stati costretti ad un fermo della promozione per la donazione degli organi per circa un anno.
Questo evento è stato voluto da me e proprio da me voluto fortemente che si ripartisse dall’Auditorium della Regione Campania con la speranza di rialzare la china delle donazioni e riportare la nostra Regione nuovamente a vette alte, non perché si dica che siamo belli e bravi ma perché in regione ci sono circa 1800 pazienti in attesa di ricevere un organo.
La mia speranza è che alla fine del simposio i presenti faranno un passaparola al fine di sensibilizzare amici e parenti e chiederò che quando andranno a rinnovare la carta di identità diranno SÌ alla donazione perché non solo donare è ‘ un atto d’amore ma si risponde ad un dovere civico.
La scienza e la responsabilità di informare, èlaprima dimensione del confronto riguarda il ruolo della medicina, della ricerca e dell’organizzazione sanitaria nel garantire percorsi di donazione e trapianto sicuri, trasparenti e fondati su criteri scientifici rigorosi.
Tant’è che interverranno nomi autorevoli quali: dottor Claudio Marra, direttore dell’UOC di Cardiochirurgia Generale e dei Trapianti dell’AORN Monaldi di Napoli; la dottoressa Rosa Carrano, dirigente responsabile del percorso clinico-assistenziale in Nefrologia e nel Trapianto Renale dell’AOU Federico II di Napoli; e la dottoressa Maria José Sucre, direttrice dell’UOC di Anestesia e Rianimazione dell’AO San Leonardo di Castellammare di Stabia, dell’ASL Napoli 3 Sud.
La presenza di professionisti impegnati in ambiti diversi dell’assistenza e dei trapianti consentirà di affrontare il tema da una prospettiva clinica e organizzativa, sottolineando quanto siano importanti la competenza degli operatori, la corretta informazione dei cittadini e la fiducia nel sistema sanitario.
I dati nazionali confermano la rilevanza di questa sfida. Secondo il Centro nazionale trapianti, nel 2025 in Italia sono stati effettuati 4.678 trapianti di organo, il dato più alto mai registrato fino a quel momento. Alla fine dello stesso anno, tuttavia, erano ancora 8.401 le persone in lista d’attesa. Numeri che restituiscono, da un lato, i progressi della medicina e, dall’altro, la necessità di continuare a promuovere una cultura consapevole della donazione.
Le religioni di fronte al valore della vita edIl tratto distintivo dell’iniziativa è il dialogo tra le tradizioni religiose, chiamate a confrontarsi su un tema nel quale la dimensione spirituale si intreccia con la responsabilità verso il prossimo.
Il Sommo Pontefice, Leone XIV, recentemente durante l’incontro avuto presso la santa Sede con i partecipanti del Centro Nazionale per i Trapianti disse: il dono degli organi non ha prezzo, il Papa incoraggia la ricerca scientifica del settore nel rispetto della dignità della persona:la donazione deve essere “sempre più consapevole, libera e condivisa”, in questo gesto c’è “un segno di solidarietà e speranza”.
Il Papa, pur incoraggiando l’attività di sensibilizzazione e la ricerca scientifica accompagnata però da“una riflessione responsabile”, invita a fare attenzione in questo tempo“in cui tutto rischia di essere valutato secondo la logica del prezzo, dell’efficienza o dell’interesse”. Occorre sempre vigilare per evitare ogni forma di mercificazione del corpo umano e di garantire ai trapianti criteri giusti e trasparenti.
Ad offrire un ulteriore contributo, saranno il dottor Paolo Ferrara, assessore alla Cultura della Comunità Ebraica di Napoli; l’imam dottor Massimo Abdallah Cozzolino, segretario generale della Confederazione Islamica Italiana e presidente della Federazione Islamica della Campania; il reverendo maestro Li Xuan Zong Vincenzo Di Ieso, vicepresidente della Federazione Mondiale Taoista e prefetto generale della Chiesa Taoista d’Italia; e don Nicola Liccardo, presbitero secolare dell’Arcidiocesi di Napoli e parroco della chiesa di Sant’Antonio di Padova in San Giorgio a Cremano.
La partecipazione di rappresentanti di tradizioni differenti offre l’occasione per approfondire motivazioni, sensibilità e orientamenti che possono accompagnare la scelta di donare gli organi. Un confronto che richiede ascolto reciproco, rispetto delle coscienze e attenzione alla complessità delle questioni etiche e spirituali.
Le religioni non costituiscono realtà uniformi e le loro posizioni possono presentare sfumature interpretative. Proprio per questo, il dialogo assume un valore particolare: non mira ad annullare le differenze, ma a favorire una conoscenza più approfondita e a individuare possibili convergenze nel rispetto della dignità umana. In questo contesto, la solidarietà può diventare un terreno comune sul quale costruire una riflessione capace di parlare anche a chi non appartiene ad alcuna confessione religiosa.
Le testimonianze: il volto umano della donazione, Accanto agli approfondimenti scientifici e religiosi, l’incontro darà spazio alle testimonianze di persone direttamente coinvolte nell’esperienza della donazione e del trapianto. Interverranno l’avvocato Michele Bisceglia, padre della piccola Diana; la dottoressa Rosanna Coppola, madre del giovane Jacopo; e il professor Gennaro Biondi, pluritrapiantato.
Le loro presenze introducono una dimensione particolarmente significativa: quella delle esperienze personali, delle attese e delle responsabilità che accompagnano i percorsi di cura. Le testimonianze potranno contribuire a riportare il dibattito dalla dimensione teorica alla vita quotidiana delle persone e delle famiglie. La donazione, infatti, non può essere considerata soltanto attraverso i numeri e le procedure sanitarie. È anche una scelta che coinvolge le coscienze, il rapporto con i propri cari e la capacità di riflettere sul valore della solidarietà, sempre nel rispetto della volontà individuale e delle disposizioni previste dalla legge.
Il confronto proposto a Napoli invita a considerare la donazione degli organi come una questione che riguarda non soltanto il mondo sanitario, ma anche l’educazione civica, la comunicazione pubblica e la responsabilità delle istituzioni e delle comunità religiose.
Promuovere una corretta informazione significa offrire ai cittadini gli strumenti per comprendere le procedure, conoscere le possibilità di esprimere la propria volontà e maturare decisioni libere e consapevoli. Significa anche contrastare disinformazione e timori attraverso spiegazioni scientificamente fondate, senza trascurare le domande etiche e spirituali che possono emergere. In una società caratterizzata da pluralità culturale e religiosa, il dialogo può contribuire a costruire un linguaggio comune, nel quale la persona e la sua dignità rimangano al centro di ogni riflessione.
La donazione degli organi diventa così l’occasione per interrogarsi sul significato concreto della solidarietà: un gesto che, nel rispetto della libertà di ciascuno, può trasformare la consapevolezza individuale in una possibilità di cura per un’altra persona. L’iniziativa si concluderà con l’intervento di S.E. il dottor Michele Di Bari, prefetto di Napoli, a testimonianza della dimensione istituzionale di un tema che interessa l’intera collettività.
È questa la prospettiva che l’incontro del 5 novembre intende porre al centro del dibattito: far dialogare scienza, coscienza e fedi religiose per promuovere una cultura della donazione fondata sulla conoscenza, sul rispetto e sulla responsabilità verso la vita. Auspicando che da questo incontro possa emergere una comunità più consapevole.






