Da Ohimà, il panorama resta sullo sfondo
Quando si parla di Positano, il rischio è quello di lasciare che sia il paesaggio a raccontare tutto. Del resto, la perla della Costiera Amalfitana conquista con le sue case colorate, le scalinate che si affacciano sul mare, i profumi dei limoni e quell’atmosfera sospesa che da sempre richiama viaggiatori da ogni parte del mondo.
Eppure, proprio in un contesto così fortemente caratterizzato, riuscire a costruire un’identità gastronomica autentica non è affatto scontato. Molti ristoranti finiscono inevitabilmente per affidare gran parte del loro fascino alla vista, mentre la cucina passa in secondo piano.

Ohimà, invece, sceglie una strada diversa. Il ristorante guidato dallo chef Luigi Collina, insieme alla sorella Francesca, propone un’esperienza che mette il cibo al centro del racconto senza rinunciare all’eleganza dell’accoglienza. Il panorama resta sullo sfondo, ma è la cucina la vera protagonista.
Il risultato è una proposta capace di trovare un equilibrio convincente tra memoria gastronomica, tecnica contemporanea e valorizzazione del territorio, offrendo un punto di vista nuovo sulla ristorazione di Positano.

Dall’atelier di famiglia nasce un nuovo percorso
Il progetto prende vita nel 2018 all’interno di uno spazio che, fino a pochi anni prima, ospitava il negozio di moda della famiglia Collina, gestito dalla madre Concetta.
La trasformazione è evidente, ma il legame con la storia familiare non è mai stato interrotto. Al contrario, rappresenta ancora oggi uno degli elementi più riconoscibili dell’identità del locale.

Anche il nome Ohimà racconta questa volontà di restare ancorati alle proprie radici. È un’espressione tipica del Sud Italia, carica di sfumature emotive, che richiama immediatamente un linguaggio quotidiano fatto di affetti e tradizioni.
Questa stessa filosofia attraversa l’intero progetto. Nessuna ricerca dell’effetto scenico a tutti i costi, ma un percorso costruito con naturalezza, attenzione ai dettagli e una precisa idea di ospitalità.
La famiglia Collina è inoltre proprietaria della Collina Bakery, una delle realtà più conosciute di Positano, nata negli spazi dello storico Mulino Verde.

L’essenzialità che racconta il carattere del locale
Già entrando da Ohimà si percepisce una scelta precisa che non lascia spazio alla ricerca della scenografia fine a sé stessa. L’ambiente punta piuttosto sull’essenzialità e su materiali che restituiscono calore senza risultare eccessivi.
Legno, ferro e terracotta dialogano tra loro con equilibrio, creando uno spazio contemporaneo e accogliente, capace di trasmettere immediatamente una sensazione di autenticità.
L’elemento che colpisce maggiormente è senza dubbio la cucina a vista.
Non rappresenta infatti, soltanto una soluzione estetica, ma diventa parte integrante dell’esperienza. Gli ospiti possono osservare il lavoro della brigata, seguirne i movimenti e percepire il ritmo del servizio.
Si crea così un rapporto diretto tra cucina e sala, senza barriere. Il cliente non assiste semplicemente al servizio, ma entra idealmente nel racconto che accompagna ogni piatto.
È una scelta coerente con la filosofia del ristorante, quella di eliminare le distanze, valorizzare il lavoro della brigata e riportare l’attenzione su ciò che arriva nel piatto. Una dichiarazione d’intenti che anticipa perfettamente il percorso gastronomico firmato dallo chef.

L’identità gastronomica di Luigi Collina
Alla guida della cucina di Ohimà c’è Luigi Collina, chef autodidatta che ha costruito il proprio percorso lontano dai canali tradizionali dell’alta formazione. La sua è una crescita maturata sul campo, attraverso studio, pratica quotidiana e confronto costante con il territorio.
Questa impostazione si riflette chiaramente nel suo stile. Non c’è la ricerca dell’effetto speciale né il desiderio di stupire a ogni costo, al contrario, ogni piatto nasce dall’idea di valorizzare ingredienti riconoscibili, rispettandone identità, stagionalità e sapori.
La tecnica è presente, ma non diventa mai protagonista, rimanendo al servizio della materia prima, lasciando così, che siano gli equilibri del piatto a parlare. È una cucina contemporanea che evita inutili sovrastrutture e sceglie la strada della precisione, della pulizia e della leggibilità.

In un territorio come Positano, dove la ristorazione deve confrontarsi ogni giorno con una clientela internazionale e con ritmi particolarmente intensi, questa scelta assume un significato ancora più evidente. Luigi Collina non rincorre le mode del momento, ma costruisce una proposta capace di raccontare la cucina campana con un linguaggio attuale e accessibile.
Ad affiancarlo c’è il sous chef Gianluigi Esposito, classe 1990, proveniente da esperienze maturate nella ristorazione fine dining. Insieme guidano una brigata composta da sette professionisti, inserita all’interno di un team complessivo di circa trenta persone che ogni giorno contribuisce al funzionamento delle diverse anime del progetto Ohimà.

La filosofia che valorizza il pasto
L’identità di Ohimà si fonda su un principio semplice, ma sempre meno scontato, restituire valore al tempo della tavola.
In una destinazione turistica come Positano, dove spesso i ritmi sono scanditi dalla velocità dei servizi e dall’alternarsi continuo degli ospiti, Luigi Collina sceglie una direzione diversa. L’obiettivo non è soltanto servire un buon piatto, ma costruire un’esperienza capace di lasciare un ricordo attraverso il gusto, l’accoglienza e il racconto del territorio.
Per questo motivo la ricerca delle materie prime rappresenta uno degli aspetti centrali del progetto. Lo chef visita personalmente aziende agricole, allevatori e piccoli produttori, instaurando nel tempo rapporti diretti che si trasformano spesso in collaborazioni durature.
La qualità degli ingredienti non viene quindi affidata esclusivamente alla selezione dei fornitori, ma nasce dalla conoscenza delle persone che ogni giorno lavorano la terra e il mare della Campania. È un approccio che permette alla cucina di mantenere un forte legame con il territorio senza rinunciare a una visione contemporanea.

Dal mattino alla sera, cambia il momento, non la filosofia
Ohimà non è un semplice ristorante, appartiene a un progetto più ampio che è stato pensato per accompagnare il cliente in ogni momento della giornata, offrendo un’esperienza che va ben oltre il pranzo o la cena.
Si parte dalla colazione, si prosegue con il pranzo e l’aperitivo, fino ad arrivare alla cena e al dopocena. Ogni fascia oraria mantiene la stessa attenzione per la qualità delle materie prime e per l’accoglienza, elementi che rappresentano il filo conduttore dell’intero locale.
A completare l’offerta contribuisce il lavoro della sala, coordinata con professionalità da Giulia Melania Ruocco, moglie dello chef. Il servizio accompagna il cliente con discrezione evitando formalismi eccessivi ma senza rinunciare alla cura del dettaglio.
Anche la proposta beverage segue la stessa filosofia. La mixology è affidata ai giovani bartender Elena Sannino e Luciano Cimmino, che firmano una drink list ispirata ai grandi classici della miscelazione internazionale, reinterpretati con sensibilità contemporanea e ingredienti capaci di richiamare il territorio.
Completa l’esperienza una carta dei vini di circa ottanta etichette. La selezione dedica ampio spazio alle produzioni campane, senza trascurare alcune delle realtà più interessanti del panorama enologico italiano.

Un percorso gastronomico costruito sull’equilibrio
Sedersi a tavola da Ohimà significa entrare gradualmente nella visione gastronomica di Luigi Collina. Ogni portata racconta un’idea precisa, senza inseguire effetti scenografici o accostamenti costruiti esclusivamente per sorprendere.
La degustazione segue un filo logico coerente dall’inizio alla fine. Il territorio campano resta il punto di partenza, mentre tecnica e creatività intervengono con discrezione, senza mai alterare l’identità degli ingredienti.
L’impressione è quella di una cucina che preferisce sottrarre piuttosto che aggiungere, lasciando spazio alla materia prima e alla riconoscibilità dei sapori.

L’apertura del menu guarda alle radici campane
L’apertura del percorso è affidata a una pizza rossa servita a tranci, sottile e fragrante, chiaro richiamo alla tradizione di Tramonti. Ad accompagnarla arriva un crostino di pane multicereali con burro e alici.
Due preparazioni essenziali che comunicano immediatamente la filosofia del ristorante. Nessun esercizio di stile, ma ingredienti ben selezionati e lavorati con equilibrio.
Anche gli antipasti confermano questa impostazione.
Il fiore di zucca ripieno di ricotta e alici conquista per la frittura asciutta e leggera, capace di esaltare il ripieno senza appesantirlo.
Il fiordilatte di Agerola, servito con foglie di limone, gambero rosso e basilico, reinterpreta uno dei grandi classici della Costiera Amalfitana. La dolcezza del latte dialoga con la sapidità del crostaceo, mentre gli agrumi accompagnano il piatto con eleganza e freschezza.
Diverso, invece, il registro della polpetta al sugo.
Qui il racconto si sposta dalla cucina di territorio a quella della memoria familiare. È un piatto diretto, rassicurante, costruito su sapori immediatamente riconoscibili che riportano alla tavola di casa.
La seppia dimostra che la semplicità può sorprendere
Tra le portate più convincenti della degustazione spicca senza dubbio la seppia alla griglia con crema di piselli e menta.
Non è un piatto pensato per stupire attraverso la complessità. Al contrario, convince proprio grazie al perfetto controllo degli equilibri.
La cottura restituisce una seppia morbida e succosa, appena segnata dalla griglia, mentre la crema di piselli accompagna con delicatezza senza coprire il sapore del mare.
La menta interviene soltanto nel finale, regalando una piacevole sensazione di freschezza che prolunga il ricordo del piatto.
È una preparazione che sintetizza efficacemente la filosofia di Luigi Collina che utilizza pochi elementi, ben calibrati, capaci di costruire un risultato elegante senza inutili artifici.

Contrasti misurati e materia prima protagonista
Lo spiedo di polpo alla diavola con chorizo e yogurt di bufala introduce un’intensità maggiore.
La componente speziata del salume spagnolo, insieme alla cremosità dello yogurt, crea un gioco di contrasti che guarda anche ai gusti della clientela internazionale presente ogni giorno a Positano.
Nonostante questo, il polpo resta sempre protagonista e mantiene il giusto equilibrio con gli altri ingredienti. La sensazione è quella di una cucina che sperimenta senza perdere il controllo.
Anche il risotto al limone con Provolone del Monaco, ricciola e asparagi segue la stessa logica.
Il limone dona freschezza senza risultare invasivo, mentre il celebre formaggio dei Monti Lattari aggiunge profondità e struttura. La ricciola contribuisce a mantenere il piatto elegante e armonico, con un equilibrio che accompagna ogni boccone.

La cernia alla pizzaiola è il piatto simbolo del menu
Se esiste una portata capace di rappresentare la cucina di Ohimà, probabilmente è la cernia alla pizzaiola con aglio orsino e origano di montagna.
Qui Luigi Collina dimostra come sia possibile rileggere la tradizione senza snaturarla. Il fondo alla pizzaiola richiama immediatamente un patrimonio gastronomico profondamente radicato nella cucina campana, ma viene alleggerito e reso più contemporaneo.
La cernia conserva tutta la sua delicatezza grazie a una cottura precisa, mentre le erbe aromatiche completano il piatto senza alterarne l’equilibrio.
Una preparazione che convince attraverso misura, tecnica e rispetto della materia prima. Ed è proprio questa sobrietà a renderla una delle espressioni più riuscite dell’intero percorso.

Un finale coerente con l’identità del ristorante
Il dessert, chiamato Mia Delizia, rappresenta una personale interpretazione della celebre Delizia al Limone.
Più che rivoluzionare uno dei simboli della pasticceria campana, Luigi Collina sceglie di alleggerirne struttura e consistenza, mantenendone però intatti i profumi e il legame con il territorio.
La chiusura resta perfettamente coerente con il resto del menu, risultando elegante, equilibrata e mai eccessiva.

Un indirizzo che merita il viaggio
Al termine della degustazione resta la sensazione di aver trovato un ristorante che sceglie di raccontare Positano attraverso la cucina prima ancora che attraverso il panorama.
Luigi Collina costruisce una proposta gastronomica capace di tenere insieme memoria, tecnica e territorio senza trasformare nessuno di questi elementi in un semplice esercizio di stile.
In una delle destinazioni più conosciute della Costiera Amalfitana, dove spesso il contesto rischia di prevalere sull’identità culinaria, Ohimà percorre una strada personale. La tradizione campana viene riletta con rispetto, senza nostalgie e senza forzature, mentre la materia prima resta costantemente al centro del progetto.

È proprio questa ricerca dell’equilibrio a rappresentare la cifra più autentica del ristorante. Una cucina contemporanea che non sente il bisogno di alzare la voce per farsi ricordare, ma preferisce affidarsi alla qualità degli ingredienti, alla precisione tecnica e a un’accoglienza sincera.
Ohimà dimostra così che anche in una località ad altissima vocazione turistica è possibile costruire un’identità gastronomica riconoscibile, capace di parlare tanto ai viaggiatori quanto a chi è alla ricerca della cucina più autentica della Costiera Amalfitana.
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