C’è qualcosa di circolare in quello che è successo a Cagliari, nel Golfo degli Angeli in questi giorni. Le barche hanno volato sull’acqua a 40 nodi, la folla si è accalcata al Lazzaretto, e la città si è scoperta per qualche giorno capitale mondiale della vela.
Oggi, 24 maggio 2026, Luna Rossa ha vinto la regata preliminare della Louis Vuitton 38ª America’s Cup. Per capire davvero cosa significa, però, bisogna tornare indietro di oltre quarant’anni.
Era il 1983 quando una barca italiana si presentò per la prima volta all’America’s Cup. Si chiamava Azzurra, era nata da un’intuizione del principe Aga Khan, e la sua base operativa era Porto Cervo, nella costa nord-est della Sardegna. Non vinse, ma aprì una porta che sembrava murata, andando a dimostrare che l’Italia poteva stare in quell’olimpo. Da quella crepa è passato tutto quello che è venuto dopo, compresa Luna Rossa.

Luna Rossa ha scelto Cagliari come base stabile per allenarsi e testare le imbarcazioni ormai da oltre un decennio, con una presenza continuativa al Molo Ichnusa dal 2018. Non è stata una scelta logistica qualunque, è stato un ritorno alle radici, e la città ne è pienamente consapevole. L’isola che ha ospitato il primo sogno italiano ora accoglie la squadra che quel sogno lo sta trasformando in realtà.
La regata preliminare della “Road to Naples 2027” era tecnicamente un antipasto della finale di Napoli, ma Cagliari non l’ha vissuta come una prova generale. In acqua si sono sfidati otto equipaggi su barche AC40 identiche, progettate per volare sui foil a velocità che farebbero impallidire molte auto sportive.

Uno spettacolo alieno e ipnotico insieme, e non a caso gli organizzatori hanno scelto l’Italia per aprire e chiudere questa edizione. Prima la Sardegna, poi Napoli, una decisione che dice molto su quanto il Mediterraneo e il nostro Paese siano diventati centrali nella geografia della vela d’élite mondiale.
La grande rivelazione di questi tre giorni ha un nome preciso: Marco Gradoni. Il giovane timoniere ha guidato l’equipaggio Luna Rossa Women & Youth in un crescendo che ha dell’incredibile. Dal settimo posto nella prima regata fino alla leadership della classifica generale, con un miglioramento visibile giornata dopo giornata nelle velocità medie, nella gestione della barca, nella pulizia delle manovre. Qualcuno lo ha già paragonato a Sinner e Antonelli. Lui, con la stessa compostezza con cui ha navigato il Golfo degli Angeli, ha risposto: «Mi fa piacere, ma io non mi paragono a nessuno».

Ogni giornata migliore della precedente, fino al match race conclusivo di oggi, dove Luna Rossa è entrata in finale e poi ha vinto.
A portare Luna Rossa sul podio nel match race finale sono stati Peter Burling e Ruggero Tita, l’equipaggio senior. Uno dei vincitori delle ultime tre America’s Cup con New Zealand, l’altro doppio campione olimpico. Due fuoriclasse che hanno saputo aspettare il momento giusto e coglierlo. Luna Rossa ha vinto da squadra, con i giovani che hanno aperto la strada e i veterani che l’hanno chiusa. Una traiettoria che racconta qualcosa di più di un semplice risultato sportivo, e mostra la maturità di un gruppo che sa reagire in tempo reale, sotto pressione, davanti al proprio pubblico.

Nel frattempo, la città ha risposto trasformandosi. Il porto si è animato con un Race Village aperto a tutti, la fan zone al Lazzaretto è stata a ingresso libero per tutto il weekend, e fino al Bastione Saint Remy si sono susseguiti eventi con artisti sardi. Le presenze previste erano di 25.000 persone, ma chi era lì, giura che fossero molte di più.
Non è solo cornice festosa, è Cagliari che ha colto l’occasione per raccontare qualcosa di sé, ovvero che non è solo mare e turismo estivo, ma può essere palcoscenico internazionale in qualsiasi stagione. E poi c’è qualcosa di ancora più semplice e profondo, Luna Rossa è di casa qui da dodici anni, i suoi atleti si incontrano per le strade, fanno parte del tessuto quotidiano della città. Quando vincono loro, vince Cagliari.

Una parola, in questi giorni, ha aleggiato sul porto più di qualsiasi altra ed è appartenenza. Questa competizione, nata negli Stati Uniti nel 1851 e dominata per decenni da anglosassoni e neozelandesi, è diventata per qualche giorno una cosa sarda. Non solo per chi era in acqua, ma anche per chi ha passeggiato sul lungomare di Su Siccu, si è fermato a guardare l’orizzonte dall’imbarcadero e ha sentito che quello spettacolo apparteneva anche a lui.
La strada è ancora lunga. Una tappa a settembre servirà a delineare ulteriormente il quadro, prima della Louis Vuitton Cup e poi del match finale. Ma oggi, in questo Golfo degli Angeli di fine maggio, qualcosa si è già compiuto. Il cerchio che si era aperto con Azzurra quarant’anni fa stringe un po’ di più.
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