In questa parte di Napoli, tra il porto e via Santa Brigida, fino alla Galleria Umberto I e al Teatro San Carlo, la città è attraversata da un movimento continuo. Un crocevia fatto di persone, lingue, colori e direzioni che si intrecciano senza sosta.
Il ristorante Michelasso si inserisce in questo sistema e ne rispecchia il carattere. Il movimento cambia modalità, infatti, fuori è continuo, dentro si fa più raccolto, ma non si interrompe.
Il progetto di Lucio Sindaco nasce da questa idea, uno spazio in cui il piacere della tavola convive con un’altra dimensione, fatta di oggetti, immagini, rimandi culturali. Nelle teche e sulle pareti si alternano fotografie, strumenti musicali, oggetti d’epoca, elementi che sembrano accostati quasi a caso, ma che rispondono a una logica personale, percepibile.
L’occhio si muove continuamente, senza trovare un unico punto di appoggio. È una composizione che funziona sull’accumulo e nella relazione tra le cose.



La cucina
A guidare la cucina del ristorante Michelasso da novembre 2024 è Francesco Petito. Classe 1996, sguardo vivo e diretto, un’energia trasmissibile, porta con sé esperienze solide in cucine importanti e una proposta in cui si ritrovano la sua vivacità, la curiosità e un carattere esuberante.
L’esperienza gastronomica
Si comincia con una bruschetta al pomodoro con colatura di mozzarella di bufala, un’apertura familiare, quasi confortevole, che tuttavia si allontana dalla forma consueta.
Il tonno tataki con dressing agli agrumi, alioli e maionese al basilico ha una costruzione più articolata, basata sul contrasto tra freschezza e componente grassa. Il carpaccio di manzo affumicato con lampone fermentato e cipollotto croccante è costruito su un equilibrio più dinamico, in cui acidità e affumicatura trovano una loro armonia.
Gli elementi vegetali
La bistecca di cavolfiore con ketchup di papaccelle e salsa di olive nere è uno dei passaggi più significativi. In questo piatto gli elementi vegetali diventano una chiave di lettura della cucina. Questa attenzione si ritrova anche nella costruzione dell’offerta, che affianca alla carta un percorso interamente vegetariano, coerente con questo approccio.
Lo spaghettone con vongole veraci, bottarga di tonno e salsa al limone sposta il percorso su una linea marina. Da solo vale la visita.
Lo gnocco di patate ripieno di verza, con brodo e spuma di capra, si traduce nella voluta ricerca di una variazione più morbida. La costruzione richiama una geometria d’orto, ordinata e continua.
La scarola “mbuttunata” chiude la parte salata con un riferimento diretto alla tradizione. Proposta in forma compatta, con un ripieno di pane cafone, scarola, pinoli, olive nere, aglio e olio. Il cappero fritto aggiunge una nota di netta sapidità e croccantezza.
Un finale che sposta il baricentro
Il dessert segue una traiettoria non convenzionale.
Il cremoso di provola con sorbetto ai friarielli e cialda di pane cafone caramellato si pone fuori da una chiusura dolce nel senso classico. Il passaggio riporta il palato su una dimensione più ampia, quasi salata, coerente con l’intero percorso.


La cantina
A questo punto il racconto passa alla cantina, affidata a Giorgio Zoccolella, che riflette la logica del resto del ristorante. Anche qui si ritrova una costruzione per stratificazione: una carta ampia, circa 450 etichette, in cui la Campania ha un ruolo centrale, affiancata da una selezione internazionale ben presente, soprattutto francese.
Durante la serata, il percorso nel calice segue una progressione lineare. Il Franciacorta in apertura accompagna i primi passaggi, poi i bianchi entrano con gradualità, dal Soave Monte Carbonare di Suavia al Pinot Grigio di Masut da Rive, fino al Greco di Tufo di Guido Marsella, che chiude il percorso riportandolo verso riferimenti più prossimi.



Informazioni
Michelasso Link
Ristorante Michelasso
Via Santa Brigida, 14/16 – Napoli
Tel. 342 1689562
















