A Casal di Principe, alla pizzeria La Vita è Bella, è stato presentato “La Memoria che Vive”, un nuovo percorso degustazione ideato dal pizzaiolo Antonio Della Volpe per rendere omaggio a Don Peppe Diana. Non è solo un menu, è un gesto concreto di memoria, costruito a partire dai ricordi più semplici di un uomo che, prima di diventare simbolo, è stato parte viva della quotidianità del suo territorio.
Un menu che parte dalla vita, non dal mito
Ci sono progetti che si raccontano da soli, e altri che vanno ascoltati con attenzione, questo è uno di quelli.
“La Memoria che Vive” non ha nulla di celebrativo nel senso più freddo del termine. Non c’è retorica, non c’è distanza, c’è invece un lavoro preciso, quasi intimo, fatto insieme alla famiglia di Don Peppe Diana — in particolare alla sorella Marisa — per ricostruire gusti, abitudini, piccoli rituali, e allora il menu diventa un racconto. Un crocchè, una polpetta, una pizza con il ragù della domenica. Piatti che non vogliono stupire, ma ricordare, perché la memoria, quella vera, passa sempre dalla tavola.

Antonio Della Volpe: fare impresa come scelta di campo
Quello che colpisce, entrando ne La Vita è Bella, è che nulla è lasciato al caso. Non solo la proposta gastronomica — che è solida, riconoscibile, premiata — ma proprio l’identità del luogo.
Antonio Della Volpe ha costruito qui qualcosa che va oltre una pizzeria di successo. Ha costruito un presidio, lo ha fatto già nel 2024, inserendo in menu la sezione “Rinascita”, con prodotti provenienti da terreni confiscati alla criminalità organizzata. E lo fa oggi, continuando su quella linea con un progetto che lega memoria, territorio e responsabilità.
Ma c’è un altro elemento, forse ancora più potente: la bellezza.
Un locale elegante, curato, contemporaneo, in una terra dove troppo spesso la bellezza è stata trascurata o negata. Qui invece è dichiarata, rivendicata. Ed è anche questo, a suo modo, un atto di legalità.

Una rete che coinvolge il territorio
Non è un progetto isolato, e si sente.
“La Memoria che Vive” coinvolge realtà locali, aziende del territorio, produzioni che nascono anche su beni confiscati. Ma soprattutto restituisce un’idea precisa, ovvero che la legalità non è un concetto astratto, è un lavoro quotidiano, fatto insieme. È nelle scelte di chi produce, di chi cucina, di chi racconta. È nel creare opportunità, nel tenere aperti spazi sani, nel costruire alternative concrete.
E in questo senso, La Vita è Bella funziona davvero come modello.




Chi era Don Peppe Diana
Parlare di questo progetto significa inevitabilmente tornare a lui.
Don Peppe Diana, sacerdote di Casal di Principe, è stato ucciso il 19 marzo 1994 dalla camorra per il suo impegno contro la criminalità organizzata. È noto soprattutto per il documento “Per amore del mio popolo non tacerò”, un appello lucido e coraggioso in cui denunciava apertamente il sistema camorristico e il suo controllo sul territorio. Ma ridurlo a simbolo sarebbe un errore.
Don Peppe Diana era prima di tutto un uomo presente nella vita quotidiana della sua comunità. Un parroco, un fratello, una persona che viveva il suo paese ogni giorno. Ed è proprio questa dimensione — semplice, concreta — che questo menu riesce a restituire con più forza.
La memoria che resta, la memoria che continua
Uscendo da qui, la sensazione è chiara, non si è partecipato a un evento, si è assistito a qualcosa che continua. Perché la memoria, quando è autentica, non resta ferma nel passato. Si trasforma, prende forma, si siede a tavola, diventa esperienza condivisa. E in un luogo come Casal di Principe, questo ha un peso diverso. Qui, ricordare non è solo un dovere, è una scelta consapevole.
“La Vita è Bella” Casal di Principe Link






