Che il cibo faccia bene al corpo lo sappiamo da sempre. Ma può avere a che fare anche con come ci sentiamo? Sempre più studi suggeriscono di sì. Non significa che una determinata pietanza possa “curare” depressione o ansia, né che basti cambiare alimentazione per stare meglio. Il rapporto è molto più complesso. Ma ciò che portiamo a tavola sembra avere un ruolo anche nel benessere del cervello e dell’umore.
In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, che si celebra il 10 ottobre, vale la pena soffermarsi anche su questo legame spesso sottovalutato.
Il tema è particolarmente delicato quando si parla di ragazzi. Una recente indagine condotta in alcune scuole superiori lombarde dalla Fondazione The Bridge, nell’ambito del progetto Food For Fine di Terre des Hommes Italia, ha raccolto le risposte di 415 studenti. Il dato più evidente riguarda il rapporto con il corpo: per circa uno studente su quattro la parola associata all’idea di un corpo bello è “magro”. Solo uno su cinque, invece, collega la bellezza alla salute.
E anche il cibo, per una parte dei ragazzi, non è più soltanto qualcosa da gustare o condividere. Il 20,5% degli intervistati lo associa a emozioni come ansia, paura, disagio o bisogno di sfogarsi. Un altro 13,7% lo collega a calorie, dieta e controllo del peso. Sono numeri che raccontano quanto il rapporto con l’alimentazione possa diventare intrecciato con quello con il proprio corpo e con la propria autostima.
A complicare il quadro ci sono anche i social, dove il confine tra informazione, pubblicità e modello estetico è spesso sottile. L’indagine ha rilevato che gli adolescenti maggiormente esposti a contenuti su diete e integratori riportano livelli più bassi di soddisfazione corporea e benessere psicologico. È importante, però, non confondere una correlazione con una causa: non possiamo dire che siano necessariamente i social a provocare il disagio.
Dall’altra parte, la ricerca scientifica sta cercando di capire perché una buona alimentazione possa sostenere anche la salute mentale. Una delle piste porta all’intestino, dove vive il microbiota, l’insieme dei microrganismi che partecipano a numerosi processi dell’organismo e comunicano con il cervello. È uno dei motivi per cui si parla sempre più spesso di “asse intestino-cervello”.
Non esiste, naturalmente, un alimento della felicità. Esiste piuttosto un modello alimentare che sembra essere più interessante di altri: quello mediterraneo, fatto di verdura, frutta, legumi, cereali integrali, olio extravergine d’oliva, pesce e frutta secca, con un consumo più limitato di prodotti altamente trasformati. Una revisione sistematica pubblicata nel 2025 ha trovato un’associazione tra maggiore aderenza alla dieta mediterranea e migliori indicatori di salute mentale anche tra bambini e adolescenti, pur sottolineando che le prove disponibili non sono ancora definitive.
Anche sul fronte degli alimenti ultraprocessati il quadro è interessante: una grande revisione pubblicata sul BMJ ha rilevato associazioni tra un consumo maggiore e un rischio più elevato di alcuni problemi di salute mentale, tra cui ansia e depressione. Ma anche in questo caso si tratta soprattutto di dati osservazionali: non significa che un singolo alimento sia responsabile del nostro stato d’animo.
Il messaggio, quindi, non dovrebbe essere “mangia bene per essere felice”. È piuttosto un altro: prendersi cura dell’alimentazione può essere uno dei tanti modi per prendersi cura di sé. Senza sensi di colpa, senza diete miracolose e soprattutto senza trasformare il cibo nell’ennesimo terreno di controllo. Perché stare bene significa anche poter mangiare con piacere, senza paura e senza pensare continuamente che ogni boccone debba essere perfetto.
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