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Cagliari sta vivendo una fase di trasformazione profonda, visibile non solo nelle sue architetture, nei waterfront restituiti alla città e nei nuovi flussi turistici, ma anche — e forse soprattutto — nel modo in cui si racconta attraverso l’ospitalità e la tavola.

In questo scenario in movimento, Palazzo Tirso rappresenta uno dei simboli più chiari dell’evoluzione cittadina. Un edificio storico che ha trovato nuova vita come hotel cinque stelle e che oggi diventa un luogo di relazione tra il capoluogo sardo, i viaggiatori e la cultura enogastronomica locale.

È qui, affacciato sul molo Ichnusa, tra il quartiere Marina e via Roma, che prende forma Terra, il ristorante fine-dining dell’hotel. Più che un semplice ristorante d’albergo, Terra è diventato uno spazio narrativo in cui la Sardegna viene interpretata, studiata e proposta attraverso una cucina contemporanea che non rinuncia alle radici. A guidarlo è lo chef Alessio Signorino, rientrato in Sardegna dopo esperienze fatte in cucine importanti in Italia e in Europa, con l’idea chiara di restituire alla sua isola ciò che ha appreso altrove.

La nuova puntata di Dimmi un PO’d CAST offre l’occasione per entrare nel cuore di questo progetto, ascoltando le voci di chi ogni giorno costruisce l’esperienza Terra, ovvero, cucina, sala, vino, accoglienza. Ne emerge il ritratto di una squadra giovane ma già matura, consapevole del proprio ruolo in una città che cambia.

Palazzo Tirso, un progetto che parla sardo

Palazzo Tirso non è solo un hotel di lusso. La sua storia lo rende parte integrante della memoria urbana di Cagliari. La recente riqualificazione, ha dato vita a un luogo che mette in dialogo eleganza storica, design contemporaneo e apertura verso la città.

L’edificio che ospita l’hotel, nei pressi del porto turistico di Cagliari, porta con sé un racconto particolarmente interessante. Costruito tra il 1924 e il 1927 come sede della Società Elettrica Sarda, divenne fin da subito simbolo di modernità. Da qui, infatti, partiva l’energia destinata a illuminare l’intera isola. Il nome stesso richiama la diga sul fiume Tirso, una delle opere ingegneristiche più rilevanti del Novecento sardo.

Dopo la nazionalizzazione del settore elettrico, il palazzo fu utilizzato come sede bancaria fino al recupero recente voluto dal Gruppo Puddu Costruzioni. Il progetto di restauro, firmato dallo Studio Marco Piva, ha restituito nuova vita all’edificio Liberty, mantenendone l’eleganza architettonica ma reinterpretandolo in chiave contemporanea.

Le facciate sono state riportate agli antichi splendori, mentre gli interni uniscono rigore estetico, comfort e funzionalità. Le linee sono pulite, gli spazi ariosi, i materiali scelti per entrare in sintonia con la storia del luogo senza trasformarlo in un esercizio di nostalgia. Il risultato è un ambiente raffinato, in cui il passato è presente ma non ingombrante.

Il palazzo custodisce oggi 85 camere e suite, dalla tipologia superior fino alla Suite Presidenziale. Gli ambienti luminosi, curati nei minimi dettagli, sono dotati di moderne tecnologie, come i diffusori bluetooth integrati, pensati per chi ama vivere la musica anche in viaggio. Le sale meeting attrezzate rendono la struttura adatta anche a eventi aziendali e congressuali.

Chi lavora a Palazzo Tirso è consapevole di questa responsabilità. L’obiettivo non è rivolgersi esclusivamente al viaggiatore internazionale, ma diventare un punto di riferimento anche per i cagliaritani. Non un luogo distante o percepito come inaccessibile, ma uno spazio vivo e familiare.

La filosofia che muove l’intero progetto è chiara. Punta infatti a garantire standard elevati senza trasformare il lusso in barriera. Eventi, serate tematiche, proposte gastronomiche dedicate e una comunicazione sempre più inclusiva, mirano a costruire un rapporto diretto con la comunità locale. La risposta, a poco più di tre anni dall’apertura, sembra confermare la bontà di questa visione. Terra e gli altri outlet dell’hotel sono frequentati sempre più spesso anche da chi vive la città ogni giorno.

In questo senso, Palazzo Tirso partecipa attivamente alla trasformazione del waterfront cagliaritano, contribuendo a ridefinire il modo in cui il centro urbano si rapporta con il mare, con il turismo e con la propria identità contemporanea.

Il dialogo con il territorio si riflette anche nella programmazione gastronomica e negli eventi, spesso aperti al pubblico cittadino. Format come Variazioni di gusto nascono proprio con l’intento di creare scambi tra professionisti, produttori e ospiti, valorizzando talenti e filiere locali.

In una struttura di respiro internazionale l’offerta gastronomica ha un ruolo centrale. A Palazzo Tirso convivono due realtà diverse ma complementari.
Cielo Rooftop Bar & Restaurant, al quinto piano, rappresenta la dimensione più informale. Una terrazza panoramica con vista sulla città, sul porto e sulla Sella del Diavolo, dove dalla mattina alla sera si alternano colazioni, light lunch, aperitivi e cene. L’atmosfera è rilassata, la proposta guarda al Mediterraneo e la programmazione di eventi e serate lo rende uno degli spazi più dinamici del panorama cittadino.
Al piano della lobby, invece, si trova Terra, ristorante fine-dining e fulcro del progetto gastronomico dell’hotel.

stefano mileto fotografo

Terra: una cucina che nasce dai ricordi e guarda lontano

La cucina di Alessio Signorino non è costruita su effetti speciali o su una ricerca fine a sé stessa. Il suo punto di partenza è profondamente personale ed è fortemente legato ai ricordi d’infanzia, ai profumi delle tavole familiari, alle preparazioni osservate e vissute fin da piccolo.

Come molti cuochi della sua generazione, Alessio racconta un ingresso in cucina avvenuto quasi per caso, ma trasformato rapidamente in scelta consapevole. Una volta compresa la direzione, la determinazione ha preso il sopravvento portandolo verso lo studio, il lavoro, il sacrificio e l’apprendimento presso brigate importanti. Il percorso fuori dall’isola non è stato una fuga, ma un apprendistato. E il ritorno in Sardegna è oggi parte di una visione più ampia. Quella di riportare a casa competenze, metodo e soprattutto, apertura mentale verso l’evoluzione della cucina tradizionale.

La sua cucina si fonda su alcuni capisaldi precisi che si possono tradurre come dei veri e propri principi guida. La stagionalità rigorosa; massima attenzione allo spreco; tecnica, non come esercizio di stile ma al servizio del gusto; sensibilità verso il territorio con l’esaltazione dei prodotti locali.

Il menu è pensato per una clientela doppia, quella nazionale e internazionale e quella locale. Questo non significa creare due cucine diverse, ma trovare un linguaggio capace di essere comprensibile a chi arriva da lontano senza perdere autenticità per chi la Sardegna la conosce profondamente.

Gli ingredienti e i richiami alla tradizione non sono mai inseriti come citazioni decorative. Sono elementi vivi, rielaborati con misura. Le erbe selvatiche raccolte lungo la costa di Sant’Elia, ad esempio, non sono un vezzo gastronomico ma un’estensione naturale del territorio nel piatto. Cambiano i sapori, aggiungono profondità, raccontano paesaggi che lo chef ha vissuto fin da bambino.

Alla domanda, posta durante la nostra chiacchierata, su quale fosse un ingrediente che non potesse mai mancare all’interno della sua cucina, emblematica è la dichiarazione d’amore dello chef per il carciofo sardo. Un prodotto che, nella sua visione, “fa piatto da solo” tanto identitario, quanto difficile da gestire negli abbinamenti, ma capace di esprimere la vera anima agricola dell’isola.

Il valore della squadra

Se c’è un elemento che emerge con forza dall’esperienza Terra è il concetto di squadra. Non come formula retorica, ma come pratica quotidiana. Cucina e sala dialogano costantemente, anche grazie alla cucina a vista che elimina ogni barriera fisica e simbolica.

Accanto ad Alessio Signorino c’è il sous-chef Valerio Fermani, professionista con esperienze di alto livello tra Roma, Londra e Firenze. Il suo contributo non è solo operativo ma progettuale. La creazione dei piatti, la gestione dei ritmi di lavoro e la visione gastronomica condivisa, ne fanno un elemento indispensabile per il successo dell’intero gruppo.

Terra si distingue per una brigata giovane e affiatata che collabora in sintonia.  Accanto al lavoro della cucina, il progetto gastronomico trova un equilibrio solido nella sala. A coordinare l’esperienza è Michele Cuccu, F&B Manager, figura che cura la visione complessiva dell’offerta food & beverage dell’hotel e costruisce una comunicazione continua tra cucina, cantina e ospitalità. La sua attenzione è rivolta alla creazione di un percorso coerente per l’ospite, dove ogni dettaglio contribuisce alla lettura gastronomica della Sardegna contemporanea.

Allo stesso modo, il lavoro della sala non si limita al servizio. Il riconoscimento del cliente abituale, l’attenzione al dettaglio, la memoria delle preferenze, la capacità di far sentire ogni ospite accolto in modo autentico fanno parte di una cultura dell’ospitalità che va oltre il protocollo alberghiero. È una ristorazione fatta di relazione, dove l’esperienza si costruisce prima, durante e dopo il pasto.

stefano mileto fotografo

Il vino come racconto del territorio

Un capitolo fondamentale dell’esperienza Terra è il vino, curato con competenza e visione da chi si occupa della selezione e del servizio, in concerto con la cucina. Il concetto guida è quello di terroir, ovvero raccontare territori, produttori, e varietà anche insolite e dimenticate.

La carta dei vini non è una semplice collezione di etichette prestigiose, è uno strumento narrativo. La Sardegna è vista come suddivisa idealmente in sub-regioni, che puntano alla valorizzazione delle differenze pedoclimatiche e delle identità produttive. Accanto ai vitigni più noti — Cannonau, Carignano, Vermentino, Bovale — trovano spazio varietà meno conosciute che sono state recuperate, studiate, e all’occorrenza riproposte andando a coinvolgere i clienti, non solo internazionali ma anche quelli locali che amano lasciarsi stupire dai consigli di Andrea Catgiu, maître e sommelier.

Al fianco della direzione F&B, Andrea accompagna gli ospiti nella scelta dei vini e degli abbinamenti con competenza e misura. I percorsi permettono di esplorare territori, vitigni e stili diversi, includendo anche proposte analcoliche e accostamenti alternativi pensati per armonizzarsi con i piatti dello chef.

L’obiettivo è duplice, ovvero offrire al cliente internazionale un’immersione autentica nell’enologia sarda e stimolare il cliente locale a uscire dalla comfort zone delle etichette più note. Non è raro che gli ospiti, incuriositi, decidano di portare a casa bottiglie scoperte durante la cena, segno che il racconto funziona e lascia traccia.

Creatività e contaminazioni

Terra non si limita alla classica esperienza fine-dining. Il ristorante sperimenta format e collaborazioni che ampliano il concetto di degustazione. L’organizzazione di serate tematiche con focus su caffè filtro, pairing inusuali, percorsi analcolici con kombucha e fermentati artigianali realizzati da materie prime del territorio, ha contribuito a far crescere l’attenzione locale sull’attività svolta.

Anche la mixology entra nel dialogo creativo con la cucina che contribuisce con idee, aromi e suggestioni. Il risultato è un linguaggio trasversale che tiene insieme i piatti, vino e cocktail in un’unica narrazione coerente.

Un esempio emblematico di collaborazione che Alessio Signorino ci ha raccontato, complice di Michele Cuccu che lo ha ispirato con i suoi ricordi, è il piatto dedicato al carciofo, rimasto in carta per ben due stagioni. L’ortaggio è stato cotto in umido e finito al carbone, accompagnato da un filetto di dentice essiccato e croccante, con una beurre blanc alla birra. La stessa birra è diventata in questo modo, elemento di pairing. È qui che si vede la differenza tra una brigata che esegue e una squadra che crea.

Il ritorno dei giovani talenti

Molti membri della squadra hanno fatto esperienze fuori dalla Sardegna prima di rientrare. Non è un dettaglio secondario, è parte di un fenomeno più ampio, quello che Alessio Signorino si augura possa crescere nel tempo, ovvero giovani professionisti che scelgono di riportare competenze sull’isola, contribuendo alla crescita del sistema gastronomico locale. Il messaggio che lo chef rivolge ai colleghi è chiaro. Fare esperienza fuori è fondamentale, ma condividere a casa ciò che si è imparato, può generare valore per tutti.

Cagliari sta vivendo una fase dinamica. Nuove aperture, riqualificazioni urbane, maggiore attenzione alla qualità. Palazzo Tirso e Terra si inseriscono in questo movimento come attori consapevoli, non semplici spettatori.

La posizione dell’hotel, tra il mare e il centro storico, lo rende anche un osservatorio privilegiato sulle trasformazioni urbane. Dalla terrazza lo sguardo abbraccia il Golfo degli Angeli e la Sella del Diavolo, mentre a pochi passi si snodano quartieri storici, mercati e vie dello shopping.

Ospitalità come emozione

In un’epoca in cui la ristorazione fine-dining è spesso accusata di eccessiva autoreferenzialità, Terra rivendica una dimensione emotiva. Cucinare è, prima di tutto, un atto d’amore e la risposta a soddisfare un bisogno primario, e da qui parte tutto.

L’esperienza deve lasciare un ricordo, non solo una fotografia e il passaparola resta lo strumento più potente. Infatti, se un ospite esce felice, racconterà e soprattutto tornerà. L’idea di casa si ripete spesso nei discorsi del gruppo. Non come contraddizione rispetto al lusso, ma come sua evoluzione, testimoniando che un “cinque stelle” può essere caloroso, accessibile e umano.

Guardando al futuro

Alla domanda su dove Alessio, Michele e Andrea si vedono tra dieci anni, la risposta è sorprendentemente semplice: a Cagliari. Non per mancanza di ambizione o voglia di cambiamento, ma per scelta. Il desiderio comune è quello di partecipare all’evoluzione della città, mettendo a disposizione le loro esperienze, già ben strutturate nonostante la giovane età, andando a contribuire alla sua crescita gastronomica e culturale.

È una dichiarazione che dice molto su una generazione di professionisti che non vive il successo come fuga, ma come radicamento consapevole.

Un invito alla città

Forse il messaggio più interessante, emerso dalla conversazione è rivolto proprio ai cagliaritani. Parte da Fabrizio Abis, enogastronomo e sommelier professionista che ha accompagnato questo percorso di crescita, non solo come consulente esterno nell’ambito della wine culture, ma come estimatore, fruitore dei loro servizi e amico del team del ristorante Terra. L’invito che Fabrizio fa ai cittadini è quello di non fermarsi davanti alle cinque stelle, andando a superare il timore reverenziale, e di concedersi la possibilità di scoprire un luogo che può sorprendere per accoglienza, calore e autenticità.

Palazzo Tirso non è una torre d’avorio ma uno spazio che vuole integrarsi nella città, così come Terra non è un ristorante distante, ma una tavola che racconta la Sardegna in modo rispettoso, grazie ai valori radicati, all’approfondimento dell’intero gruppo di lavoro e alla sensibilità contemporanea di Alessio Signorino e dei suoi collaboratori. Un giusto merito va riconosciuto anche alla dirigenza dell’Hotel, nella persona del General Manager Daniele Bassetti che — cosa rara nell’ambiente — lascia loro libertà creativa e autonomia gestionale, ben ripagata dai crescenti successi.

Chi varca la soglia di questa struttura non trova formalismi rigidi, ma professionisti che lavorano con passione, che credono nel valore della relazione e che costruiscono ogni giorno un’esperienza fatta di attenzione e dettagli non scontati.

In questo equilibrio tra ospitalità internazionale e radicamento locale, Palazzo Tirso sta costruendo una propria identità nel panorama dell’hotellerie sarda come uno spazio che accoglie il viaggiatore e che parla anche alla città, contribuendo alla sua vivacità gastronomica e culturale.

In fondo, la vera eccellenza non sta solo nella tecnica o nella qualità delle materie prime, sta nella capacità di far sentire qualcuno nel posto giusto, al momento giusto, davanti a un piatto che racconta una storia. E a Palazzo Tirso, oggi, di storie da raccontare ce ne sono tante.

Crediti Foto Andrea Martiradonna e Stefano Mileto

Sara Sanna

Caporedattore
Sarda, scrive da sempre di enogastronomia, da qualche anno in modo professionale. La passione per questi argomenti è una eredità preziosa della sua famiglia dove le tradizioni culturali si sono radicate in simbiosi col piacere di condividere e di godere della scoperta del buon cibo.
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