FederBio: servono semplificazione e politiche più incisive per sostenere le piccole e medie aziende agricole bio
Il biologico come motore di competitività
Bologna, 23 febbraio 2026 – Il biologico come motore di competitività dell’agroalimentare italiano: è la sfida lanciata da Rivoluzione Bio, gli stati generali del settore, che ha riunito istituzioni, organizzazioni, produttori ed esperti in un confronto aperto sullo stato del settore chiamato ad affrontare sfide sempre più complesse e connesse. Il quadro è positivo, ma il messaggio è unanime: sono necessarie politiche mirate per affrontare le criticità che emergono in una fase di profondo cambiamento strutturale del settore e dell’intero comparto agricolo.
Un’Italia sempre più bio
FederBio rimarca come l’Italia sia sempre più bio, con 2,5 milioni di ettari coltivati e una quota di SAU biologica che supera il 20%, circa il doppio della media europea.
Crescono vendite ed export
I dati dell’Osservatorio SANA, elaborati da Nomisma, confermano la fotografia di un settore in piena espansione: nel 2025 le vendite in Italia di prodotti bio hanno raggiunto i 6,9 miliardi di euro, trainate da consumi interni che si attestano a 5,5 miliardi e segnano un incremento del 6,2%, un ritmo che supera quello dell’intero comparto alimentare. Sul fronte internazionale, l’export si avvicina alla soglia dei 3,9 miliardi, confermando la forza del Made in Italy biologico anche oltre confine.
Il biologico conquista il fuori casa
In aumento anche il consumo di biologico nel “fuori casa” che, secondo i dati dell’Osservatorio SANA, ha raggiunto quota 1,35 miliardi di euro, con un’incidenza del 20% sul mercato bio. Un canale strategico perché capace di intercettare nuovi consumatori e avvicinarli a un’alimentazione etica e responsabile.
Il Marchio del biologico italiano
FederBio sottolinea come una svolta importante per il biologico nazionale arriverà dall’introduzione del Marchio del biologico italiano, una certificazione volontaria che unisce la sostenibilità del biologico alla valorizzazione della biodiversità dei prodotti tradizionali del territorio. Un binomio strategico che rafforza fiducia, tracciabilità e riconoscibilità del bio Made in Italy, sostenendo i produttori italiani e la competitività dell’intera filiera all’insegna di qualità, trasparenza e responsabilità.
L’appello di Maria Grazia Mammuccini
“Le superfici in espansione e i consumi in crescita mostrano un comparto in salute – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio –. Tuttavia c’è un dato che impone una riflessione: per la prima volta i consumi corrono più veloci della produzione. Un segnale da monitorare perché lo sviluppo del mercato possa generare valore per i nostri produttori e non tradursi in un incremento delle importazioni.
La frenata sul Green Deal non deve assolutamente rallentare le politiche a sostegno del bio, considerando che imprese e i cittadini dimostrano già un significativo orientamento verso questo modello agroecologico. Tra gli obiettivi prioritari è fondamentale la semplificazione amministrativa, soprattutto per le piccole e medie aziende agricole che non dispongono di figure dedicate per gestire adempimenti così complessi. Eppure, sono proprio queste realtà, motori di sostenibilità e biodiversità, a dare valore all’intero sistema agroalimentare italiano.
Inoltre, occorrono investimenti concreti in ricerca, innovazione e formazione per supportare la conversione al biologico.
Bisogna poi fare sistema a livello territoriale attraverso i distretti bio e consolidare le filiere etiche per favorire un’equa distribuzione del valore e garantire il giusto compenso per gli agricoltori. In questa direzione, fiscalità ambientale e credito d’imposta per i costi di certificazione possono essere strumenti utili.
Infine, molto importante la promozione del Marchio del biologico italiano attraverso campagne di comunicazione che trasferiscano in modo chiaro ai cittadini i valori etici del biologico, sensibilizzandoli a un modello di consumo sostenibile”.
SANA Food Link






