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Alto-Adige-Copertina-Vini

Di Iolanda Maria Irene Minasola

29 Dicembre 2025

Di Iolanda Maria Irene Minasola

29 Dicembre 2025

Raccontare l’Alto Adige attraverso il vino significa confrontarsi con una delle realtà vitivinicole più complesse e coerenti d’Europa. Innanzitutto si tratta di un territorio frammentato dal punto di vista geografico e pedoclimatico, ma che riesce a parlare con una voce unitaria grazie al lavoro del Consorzio Vini Alto Adige, che da anni svolge un ruolo fondamentale di coordinamento, tutela e valorizzazione.

La cena degustazione organizzata a Napoli, presso il ristorante Veritas, ha avuto proprio questo obiettivo: portare fuori regione non solo una selezione di etichette di alto profilo, ma soprattutto una narrazione strutturata del territorio, fondata su identità, zonazione e qualità.

Il Consorzio e la definizione del territorio

Sotto la presidenza di Andreas Kofler, il Consorzio Vini Alto Adige riunisce cooperative storiche, cantine private e piccoli vignaioli, mantenendo insieme una realtà estremamente articolata. Il lavoro svolto negli ultimi anni si è concentrato sulla chiarezza del messaggio e sulla valorizzazione delle singole aree produttive, senza perdere di vista una visione comune.

In questo contesto si inserisce il progetto delle 86 Unità Geografiche Aggiuntive (UGA), che rappresenta uno dei passaggi più significativi dell’evoluzione recente dell’enologia altoatesina. Un sistema che sposta il baricentro dal vitigno al luogo, consentendo di leggere il vino attraverso altitudine, suolo, esposizione e microclima. Una scelta che avvicina l’Alto Adige ai grandi modelli europei e rafforza la sua identità internazionale.

La conduzione della degustazione

A guidare la degustazione è stato Filippo Barlotta, giornalista e degustatore, che ha accompagnato il pubblico lungo la progressione dei vini con un approccio chiaro e ritmato. In effetti le sue parole hanno permesso di cogliere sia le differenze territoriali sia le scelte stilistiche delle singole cantine, rendendo leggibili anche gli aspetti più complessi legati alla zonazione.

La cornice gastronomica: la cucina di Marco Caputi

La cucina del Veritas, affidata allo chef Marco Caputi, ha rappresentato una cornice ideale per il racconto dei vini. Una cucina nitida, concentrata, che lavora con grande consapevolezza su acidità e amaro, elementi difficili da governare ma qui utilizzati come strumenti di equilibrio.

I piatti serviti, dagli amuse-bouche alle portate principali a base di vegetali e pesce, sono entrati in connessione con il vino senza sovrapporsi, sostenendone la freschezza e la tensione. In sostanza una cucina non accomodante, ma stringente, capace di sorprendere pur mantenendo un legame saldo con la propria terra.

I Vini in degustazione

1. Athesis Brut – Kettmeir

Metodo Classico da Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero, affinato sui lieviti per circa 24 mesi. Fresco, lineare, con un perlage fine e note agrumate, perfetto sull’aperitivo.

2. Valle Isarco Sylvaner Praepositus 2023 – Abbazia di Novacella

Presentato come uno dei vini più a nord dell’Alto Adige, il Sylvaner di Novacella nasce in un’area fortemente influenzata dal clima alpino e da suoli morenici. Varietà di origine centro-europea, spesso avvicinata per struttura allo Chardonnay, qui esprime note di frutta matura accompagnate da una sottile componente fumé. Nonostante la giovane annata, il vino mostra una sorprendente maturità gustativa.

Servito su con: Lattughino arrosto, kiwi, mandorle verdi ed erbe spontanee.

3. Val Venosta Riesling Vigna Windbichel 2023 – Castel Juval

Il primo naso spiazza: un Riesling che si muove su più registri, inizialmente percepito come sorprendentemente maturo, con richiami agli idrocarburi, difficili da collocare in un 2023. Con il tempo di sosta nel bicchiere il vino cambia passo, si distende e ritrova equilibrio, freschezza e piena coerenza con l’annata. Emergono allora note di oli essenziali, di cedro e di agrumi, come se compisse un ritorno al presente, ricomponendo la propria identità.

Servito con: Gambero rosso, mandorle, limone e liquirizia.

4. Terlano Pinot Bianco Rarity 2009 – Cantina Terlano

Il Rarity 2009  dimostra come il tempo, a Terlano, non consumi ma affini. Il Pinot Bianco mantiene la delicatezza del vitigno, colpisce per la straordinaria freschezza che accompagna un’evoluzione profonda e complessa che arricchisce di profondità e stratificazione. Le note evolutive non intaccano la freschezza; al contrario, la amplificano: al naso si apre su erbe officinali, camomilla e melissa, frutta gialla essiccata, crosta di pane e pietra focaia. In effetti il sorso è ampio e potente, sostenuto da un’acidità ancora vibrante e da una marcata impronta minerale, con un finale lungo e elegante. 

Servito con: Trottole con peperoni, cocco, ricci di mare e tonno alletterato.

5. Müller Thurgau Feldmarschall 2013 – Tiefenbrunner

Müller Thurgau di grande finezza, nato in alta quota sull’altipiano di Favogna. Al naso esprime un profilo aromatico luminoso e articolato, con note di pesca bianca, albicocca e delicate sfumature floreali di salvia e gelsomino. Il sorso è raffinato, ben strutturato, sostenuto da una acidità viva e armoniosa, con un finale deciso, minerale e persistente. Un vino che coniuga freschezza, precisione e capacità di evoluzione.

Servito con: Ravioli di pesce affumicato, pollo e dragoncello.

5. Pinot Bianco Kalkberg 2013  – Cantina San Paolo

Da suoli calcarei dolomitici, un Pinot Bianco di grande precisione: compatto, elegante, con una trama minerale evidente, quasi “eterna”, come un porfido che non si ossida, restituendo l’immagine di un vino che attraversa gli anni mantenendo la sua identità. Un bianco che racconta, da solo, il potenziale di longevità dell’Alto Adige.

Servito con: Ricciola, sedano rapa, alloro e elicriso

7. Appius 2015 – San Michele Appiano

Al primo naso, l’Appius mi ha dato l’idea di un profumo maschile di alta gamma, per intensità e varietà aromatica. Una sensazione complessa, avvolgente, che anticipa eleganza e profondità.

La cuvée — dominata dallo Chardonnay — si muove su registri ampi, con una stratificazione aromatica che unisce freschezza e struttura. Un vino che non cerca immediatezza, ma costruisce il sorso per accumulo, con un finale lungo e persistente.

8. Moscato Rosa Vendemmia Tardiva 2023 – Castel Sallegg

Chiusura raffinata e coerente. Aromi di petali di rosa essiccati, piccoli frutti rossi e spezie dolci, bilanciati da un’acidità che rende il sorso delicato e dinamico. 

Servito con: Rosa, rosa e rosa

L’incontro tra la cucina campana del Veritas e i vini dell’Alto Adige si è rivelato naturale ed efficace, dimostrando come identità diverse possano rapportarsi con equilibrio.

Vini Alto Adige Link

Iolanda Maria Irene Minasola

Sono stata sommelier professionista per oltre un decennio, lavorando nell’alta ristorazione e in importanti strutture ricettive. Ho vissuto tra tavole e cantine, affinando sguardo, palato e ascolto — un’esperienza che oggi si è trasformata in racconto. Scrivo di enogastronomia, accoglienza e cultura del gusto, cercando storie che sappiano parlare di persone e territori. Credo nell’ironia come forma di resistenza e nella bellezza come fatto politico.
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