Ci sono oggetti che accompagnano la nostra vita quotidiana che passano quasi inosservati. Stanno sul fuoco, nelle cucine di casa come in quelle dell’alta ristorazione, eppure raramente vengono raccontati. La padella è uno di questi. Raccontare la storia di Baldassare Agnelli significa partire proprio da qui, da uno strumento che, da sempre, è parte integrante della cucina italiana e internazionale.
Fondata nel 1907 a Bergamo come Fabbrica di Alluminio Baldassare Agnelli, l’azienda nasce per iniziativa del Cavaliere omonimo, in un’epoca in cui l’alluminio era un materiale nuovo, moderno, quasi visionario. In origine la produzione era ampia e trasversale, pentole, certo, ma anche tramogge industriali, utensili, manufatti destinati a diversi settori. Nel giro di pochi decenni, quella che era una realtà artigianale si trasforma in una struttura industriale vera e propria. Tanto da valere al fondatore, negli anni Trenta, il riconoscimento di Cavaliere del Regno.
Da Bergamo a Lallio, l’evoluzione di un’eccellenza industriale
Oggi, a più di cento anni di distanza, Baldassare Agnelli S.p.A. ha sede a Lallio e rappresenta uno dei nomi di riferimento assoluti nella produzione di strumenti di cottura professionali. Un’azienda che ha scelto di rimanere profondamente radicata nel proprio territorio, mantenendo la produzione in Italia e difendendo un’idea di manifattura che unisce competenza tecnica, controllo dei processi e responsabilità.
Oggi, alla guida dell’azienda c’è Angelo Agnelli, amministratore delegato e rappresentante di una nuova generazione imprenditoriale cresciuta letteralmente dentro la fabbrica. Per lui, la ristorazione non è un mondo osservato da lontano, ma un ambiente vissuto fin dall’infanzia. Un’esperienza che negli ultimi anni si è arricchita di un ulteriore tassello. Angelo Agnelli è anche amministratore e titolare del Bolle Restaurant, nato all’interno del quartier generale dell’azienda. Un luogo simbolico, dove produzione e cucina si incontrano e dialogano ogni giorno.

Industria e cucina, due visioni che si incontrano
Questa doppia prospettiva – industriale e gastronomica – rappresenta uno dei tratti più interessanti del suo percorso. Da un lato la responsabilità di guidare un marchio storico, dall’altro il confronto diretto con le esigenze della cucina contemporanea. Non è un caso che i prodotti Agnelli siano scelti e utilizzati da numerosi chef stellati in Italia e all’estero, che spesso definiscono queste pentole non semplici utensili, ma veri e propri “complici” del loro lavoro.
La relazione con i professionisti è infatti centrale nello sviluppo dell’azienda. Il dialogo costante con gli chef permette di affinare ergonomia, funzionalità, resa dei materiali e di rispondere a esigenze sempre più specifiche. Alluminio, rame e acciaio restano i pilastri della produzione, ciascuno con caratteristiche precise. Ma la ricerca non si ferma, soprattutto in un contesto in cui sostenibilità ambientale e durabilità sono diventati criteri imprescindibili.
Oltre la funzione: la pentola come strumento culturale
Questo approccio è raccontato anche nel libro di Angelo Agnelli, Oltre il metallo, un titolo che sintetizza bene la filosofia dell’azienda. Una pentola non è soltanto un oggetto tecnico, ma il punto di incontro tra gesto, cultura, materia e risultato. È uno strumento che partecipa attivamente alla costruzione di un piatto e, più in generale, di un’identità culinaria.
Non a caso, nella sede di Lallio trova spazio anche il Museo della Pentola Baldassare Agnelli. Una fedele ricostruzione di un’officina dei primi del Novecento, allestita con macchinari storici ancora funzionanti. Un luogo che non celebra solo l’azienda, ma racconta un pezzo di storia industriale e sociale del territorio bergamasco, restituendo dignità e memoria al lavoro manifatturiero.
Strumenti, cucina e futuro italiano
In un momento storico in cui la cucina italiana ha ottenuto il riconoscimento UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità, realtà come la Baldassare Agnelli assumono un ruolo ancora più significativo. Perché se la cucina è cultura, anche gli strumenti che la rendono possibile ne sono parte integrante. E raccontare una pentola, in fondo, significa raccontare il modo in cui un Paese cucina, lavora e immagina il proprio futuro.
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